Enzo Vitale | Journalist and time traveller https://www.enzovitale.com Journalist and time traveller Thu, 01 Jun 2017 17:37:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.3 Un miliardo di anni fa scontro tra buchi neri, terza conferma per le onde gravitazionali https://www.enzovitale.com/un-miliardo-di-anni-fa-scontro-tra-buchi-neri-terza-conferma-per-le-onde-gravitazionali/ https://www.enzovitale.com/un-miliardo-di-anni-fa-scontro-tra-buchi-neri-terza-conferma-per-le-onde-gravitazionali/#respond Thu, 01 Jun 2017 17:37:50 +0000 https://www.enzovitale.com/?p=2304 La conferma della conferma della teoria di Einstein passa attraverso il nome in codice di GW170104.

Numeri e lettere che stanno a sintetizzare la terza osservazione delle onde gravitazionali registrata dagli scienziati che lavorano al rivelatore statunitense Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory). Osservazione indiretta registrata grazie ad un terribile scontro cosmisco avvenuto un miliardo di anni fa.

LA PRIMA DICHIARAZIONE
«Con questa terza scoperta confermiamo l’esistenza di una popolazione di buchi neri di massa superiore alle 20 masse solari, che non era mai stata osservata – annuncia soddisfatto Jo van den Brand di Nikhef dell’Ateneo Vrije di Amsterdam, nuovo portavoce della collaborazione VIRGO, entrato in carica lo scorso primo maggio-. Grazie al lavoro congiunto dei rivelatorii LIGO e VIRGO si è riusciti a ottenere una nuova incredibile osservazione di un cataclisma cosmico, avvenuto miliardi di anni fa».

LIGO, CHE COSA E’
L’osservatorio interferometro laser delle onde gravitazionali è localizzato in Usa, consiste in una gigantesca struttura formata da due strumenti distinti: una a Livingston, in Louisiana, e l’altra ad Hanford, nello stato di Washington. Attraverso questa macchina gli scienziati stanno tentando da anni di catturare una infinitesima perturbazione dello spazio causata proprio dal passaggio di un’onda gravitazionale. A settembre l’onda è stata catturata. Un altro interferometro che collabora con lo strumento americano è Virgo e si trova in provincia di Pisa.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE LA CONFERMA
La nuova osservazione potrebbe fornire informazioni interessanti sui meccanismi di formazione di una coppia di buchi neri. L’eccezionale evento celeste, presentato nel corso di una conferenza stampa, è stato registrato dalle apparecchiature terrestri lo scorso 4 gennaio ma resa nota solamente oggi dopo mesi di scrupolose e attente analisi. Se fino ad ora qualcuno avesse avuto dubbi sulle idee di Einstein, con la terza osservazione di onde gravitazionali la teoria della Relatività diventa ancora più stabile e apre nuovi orizzonti sulla concezione del nostro Universo.

DISTANZE SIDERALI
Gw170104 si trova a circa 3 miliardi di anni luce, una distanza quasi doppia rispetto a quella delle prime due sorgenti rivelate dall’interferometro americano (1,3 e 1,4 miliardi di anni luce rispettivamente). «Abbiamo un’ulteriore conferma che esistono buchi neri di massa stellare più grande di 20 masse solari: si tratta di oggetti di cui ignoravamo l’esistenza prima di Ligo», spiega David Shoemaker del Mit, portavoce della collaborazione scientifica di Ligo. «È notevole riuscire a ricostruirne la storia e a studiarla nonostante questi eventi strani ed estremi siano accaduti miliardi di anni fa e a miliardi di anni-luce di distanza. Grazie al lavoro svolto dalle due collaborazioni scientifiche, Ligo e Virgo, è stato possibile ricostruire questa storia».

VIRGO, GIOIELLO TRICOLORE
Nel nostro Paese, in Toscana, precisamente a Cascina in provincia di Pisa, dal 2003 è in funzione Virgo. E’ uno strumento utilizzato per rivelare onde gravitazionali. Si tratta di un progetto ideato dall’italiano Adalberto Giazotto e dal francese Alain Brillet. Ha bracci lunghi 3 km e si trova precisamente a Santo Stefano di Macerata. Il “tubo” dell’interferometro è lungo 3 km ed è stato realizzato nel quadro di una collaborazione franco-italiana. Oggi, questa collaborazione coinvolge 19 laboratori con più di 250 scienziati in Francia, in Italia e anche nei Paesi Bassi, Polonia e Ungheria. Virgo è alla vigilia del completamento di un importante programma di aggiornamento, chiamato Advanced VIRGO. Un primo test dello strumento con tutte le sue componenti pienamente operative è stato completato con successo nel corso della prima settimana di maggio. La sensibilità del rivelatore è in costante miglioramento e si prevede che entro l’estate VIRGO si unisca nella ricerca ai rivelatori LIGO.

NON SOLO I BUCHI NERI
Secondo gli studi più recenti a generare le onde gravitazionali non sarebbe solo la fusione tra due buchi neri. Secondo i fisici le sorgenti potrebbero essere i sistemi stellari binari composti da nane bianche, stelle di neutroni o buchi neri. E già l’andante andato in scena l’anno scorso, nella prima osservazione di onde gravitazionali, ora viene intonato più che mai. Il ritornello fa così: «Albert, avevi proprio ragione tu».

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In viaggio verso il Sole, ecco la missione della Nasa https://www.enzovitale.com/in-viaggio-verso-il-sole-ecco-la-missione-della-nasa/ https://www.enzovitale.com/in-viaggio-verso-il-sole-ecco-la-missione-della-nasa/#respond Thu, 01 Jun 2017 17:34:57 +0000 https://www.enzovitale.com/?p=2301 Data del lancio: 31 luglio 2018. Nome in codice: Parker Solar Probe, scopo  della missione: toccare la nostra stella, il Sole. Avvicinarsi a “soli” 6 milioni di chilometri, una zona in cui nessun oggetto terrestre era mai arrivato prima. Fine dell’incredibile impresa: il 14 giugno del 2025.

In estrema sintesi ecco la scaletta della missione Parker Solar Probe illustrata ieri sera dalla Nasa. Una missione che si prefigge lo scopo di studiare da vicino il nostro astro.


(Il video della Nasa)

I TANTI RECORD DELLA MISSIONE
Velocità, resistenza e soprattutto tenacia. L’impresa della Nasa è già da record. la sonda, ad esempio, una volta giunta alla distanza minima dalla nostra stella dovrà affrontare e resistere a temperature dell’ordine dei 1.700 gradi centigradi. Ma per arrivare fino lassù o laggiù dovrà correre spedita ad una velocità pari a un millesimo della velocità della luce, circa 300 chilometri al secondo. Ad essere precisi la navetta terrestre non arriverà sulla superficie del Sole, bensì accarezzerà la cosiddetta Corona solare, quella misteriosa zona dell’atmosfera in cui il calore risulta essere maggiore rispetto alla superficie della nostra stella. La corona è la parte esterna dell’atmosfera solare e si estende per decine di milioni di chilometri. Lo scopo principale della missione è comprendere proprio il perchè di questa anomalia, di questo inspiegabile calore rispetto alla superficie della stella.

IMPRESA IN ONORE DI EUGENE PARKER
La prima impresa dell’umanità verso una stella è stata intitolata all’astrofisico americano Eugene Parker (da qui il nome della sonda). La cerimonia di presentazione si è svolta presso l’Università di Chicago, dove Parker è professore emerito del Dipartimento di Astronomia e Astrofisica. Proprio a Parker si deve il primo studio del vento solare.  Nel 1958, quando era un giovane professore (ora ha la bella età di 90 anni) dell’istituto Enrico Fermi dell’ateneo, pubblicò uno studio dal titolo Dinamiche dei gas interplanetari e dei campi magnetici, dove si spiegavano le interazioni tra materia e magnetismo ad alta velocità, elementi che sembravano “fuggire” dal Sole e investire pianeti e spazio circostante del Sistema Solare. Il fenomeno fu poi definito come Vento solare. Un’opera, quella di Parker, che ha contribuito alla conoscenza delle interazioni tra stelle e corpi che ruotano intorno ad esse.

LA PRIMA VOLTA DELLA NASA
«E’ la prima volta che la NASA ha nominato una nave spaziale per un individuo vivente», testo e musica di Thomas Zurbuchen, amministratore associato alla Direzione Scientifica della NASA di Washington. «È una sorta di ringraziamento per l’importanza dei suoi studi. Personalmente -ha concluso- sono molto contento di onorare un grande uomo e un grande scienziato». Anche Parker,presente all’incontro, ha detto la sua: «La sonda esplorerà una zona dello spazio mai toccata prima d’ora. E’ molto emozionante, finalmente potremo darci un’occhiata da vicino per capire come si genera  e cosa accade nel vento solare. Ma sono anche sicuro che ci saranno tante sorprese. Quelle non mancano mai».

(Eugene Parker, a lui la Nasa ha intitolato la missione verso il Sole)

PIANETI USATI COME FIONDE
Per raggiungere il Sole la sonda effettuerà un percorso innovativo che la porterà in circa sette anni ad effettuare sette voli ravvicinati di Venere. Nel novembre del 2018 arriverà già a 24 milioni di chilometri, una distanza minore rispetto all’orbita del primo pianeta del Sistema Solare, Mercurio. L’effetto fionda dato da Venere la farà poi avvicinare a 6 milioni di chilometri.
Solar Probe trasporta a bordo una serie di sofisticatissime apparecchiature: spettrometri, strumenti per la misurazione delle onde generate dal plasma solare e una fotocamera per scattare immagini ad alta definizione della superficie del Sole.
Come Icaro si avvicinerà più di ogni altro al Sole, stavolta, però, hanno preso tutte le precauzioni del caso.

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Bolide illumina i cieli d’Italia a giorno https://www.enzovitale.com/bolide-illumina-i-cieli-ditalia-a-giorno/ https://www.enzovitale.com/bolide-illumina-i-cieli-ditalia-a-giorno/#respond Wed, 31 May 2017 16:00:01 +0000 https://www.enzovitale.com/?p=2299 Ogni tanto piombano dall’alto e ci ricordano la nostra condizione di perenni viaggiatori dello spazio. Una piccola navicella (la Terra) che viaggia in un Oceano (l’Universo) non sempre tranquillo.
E ieri notte il bolide che ha solcato l’Italia, dal Lazio al Veneto, ha lasciato un enorme scia luminosa che ha illuminato il cielo. Una palla di fuoco che alla fine è esplosa dopo il contatto con la nostra atmosfera.
Calma non è la fine del mondo che ogni tanto ciclicamente qualcuno riesuma, si tratta solo di un un fenomeno astronomico non così raro. La palla di fuoco che ieri notte è stata osservata da tanti non è altro che un grosso meteorite che si è abbattuto sul nostro pianeta.

PADOVA, FIRENZE: TESTIMONIANZE IN DIRETTA
«Il cielo notturno si è quasi illuminato a giorno.Una luminosità così intensa non l’avevo mai vista -commenta Rossana Miani del Gruppo astrofili Maserà che proprio ieri sera aveva organizzato una serata osservativa-. Aveva una coda molto lunga un primo botto non intensissimo e poi un flebile eco la sensazione di caldo quella mi ha stupito. Eravamo a Cartura, Sud di Padova, durante le osservazioni abbiamo improvvisamente visto questo bagliore in cielo: prima di  colore verde e poi giallo arancio. Mi ricordava come luminosità i filmati dell’ultimo bolide caduto in russia quindi davvero molto luminosa scia molto lunga piccolo botto finale ed conseguenti piccoli boati quasi un eco……». E da Firenze la geologa Thalita Sodi: «Avvistata molto bene anche a Firenze! è stato uno spettacolo. Ero in terrazza a casa, zona isolotto… proveniva dalla mia schiena quindi sa Sud ed è andata in direzione Barbino all’incirca verso Nord…. Bellissima, una palla verde e gialla con una coda davvero lunga…. Da brividi… sono rimasta così a bocca aperta che non ho fatto nemmeno una foto, mi sono fermata ad ammirare la bellezza del nostro universo»…E ancora da Baruchella, in Veneto: «E’ già la terza in questa settimana che cadono nella nostra direzione. Quella di ieri notte non l’ho vista ma l’ho sentita benissimo come una bomba. La mia casa ha tremato tanto da chiudere la porta in camera da letto. Due giorni fa, verso le 22, altra caduta di meteoriti. Spero e credo che ne avremo ancora per tutto il mese di giugno».

METEORE E BOLIDI
Quindi nessuna astronave aliena e neppure un razzo lanciato in orbita ma un semplice bolide, una specie di meteora ma con una massa un pò più grande.
Le meteoriti sono dell’ordine di qualche millimetro, polvere, granelli, mentre i bolidi possono avere una massa tra i 10 e i 100 chilogrammi e, come già ricordato, non sono poi un fenomeno così raro.


(Il video esclusivo del bolide realizzato da una camera a tutto cielo (all-sky) della rete Prisma installata sul tetto del Liceo scientifico statale “P. Paleocapa” di Rovigo)

L’ESPLOSIONE HA FATTO SOLO BOOM
Il bolide, dopo il suo tragitto nei cieli italiani, è esploso a diversi chilometri di altezza con un fragoroso boato. Il botto che ne è scaturito è stato percepito anche a terra e udito da centinaia, forse migliaia, di persone. Secondo alcune testimonianze sulla Rete  Rovigo, Padova, Bologna, Modena e Ferrara sono state le città dove la detonazione è stata più fragorosa.


(Il bolide di martedì notte nella foto di Michele Zara)

L’ALTRO BOLIDE DEL 2013 IN RUSSIA
Il 15 febbraio del 2013 un altro bolide colpì la Russia, stavolta con danni abbastanza seri in quanto rimasero ferite diversi abitanti della cittadina di Čeljabinsk. Un meteorite del diametro di 15 metri si abbattè sull’atmosfera a una velocità pazzesca: circa di 54.000 km/h,  44 volte la velocità del suono. I frammenti derivati dall’impatto con l’atmosfera colpirono persone e cose seminando terrore e sconcerto. Secondo i dati forniti dalle autorità rimasero ferite, indirettamente, almeno un migliaio di persone, due delle quali gravemente.

LA VELOCITA’ DI TALI OGGETTI
I bolidi entrano nella nostra atmosfera a velocità molto elevata, anche a 260.000 Km/h, e lasciano una scia di luce della durata di qualche secondo: dal bianco al rosso, dal verde all’arancione al giallo. Sono stati osservati anche bolidi che sono esplosi in cielo con lampi spettacolari come quello di ieri notte.

CON QUALE FREQUENZA: LA STATISTICA
Sugli oggetti che potrebbero venire a contatto con la Terra esiste un’elaborazione statistica. Un evento come quello capitato nel 1908 sulla taiga siberiana a Tunguska,  ad esempio, quando un oggetto di 20/30 metri di diametro esplose nell’atmosfera, può capitare una volta ogni secolo. Ma naturalmente parliamo di oggetti molto più massicci, non certo del bolide avvistato ieri notte. Sono dunque solo statistiche. Un altro esempio interessante che tratta di un evento molto più drammatico è quello che ha provocato l’estinzione dei dinosauri. Statisticamente parlando può accadere ogni 80/100 milioni di anni. Ma l’Umanità si sta attrezzando: saremo la prima razza del pianeta in grado di difendersi. Speriamo…..

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Mars, qui si celebra il Capodanno marziano https://www.enzovitale.com/mars-qui-si-celebra-il-capodanno-marziano/ https://www.enzovitale.com/mars-qui-si-celebra-il-capodanno-marziano/#respond Mon, 08 May 2017 19:19:07 +0000 https://www.enzovitale.com/?p=2293 Cosa non si fa per attirare turisti in luoghi ameni e senza storia. Ci si inventa di tutto e gli americani, si sa, in questo tipo di attività fanno scuola.

Per non essere da meno in Italia abbiamo Giove, Saturnia, Monte Urano e Nettuno ma, almeno fino ad ora, le ridenti italiche località non hanno organizzato alcun tipo di festività dal tenore….per così dire spaziale.

Nell’elenco appena stilato manca il pianeta più famoso: Marte. Ma non ci sono problemi. Se avete spirito di avventura e un po’ di voglia di viaggiare è solo questione di qualche migliaio di chilometri. Basta prendere un aereo e recarsi in Usa, più precisamente nello stato della Pennsylvania dove c’è una città che si chiama proprio Mars: Marte, appunto.

L’ANNO MARZIANO
I residenti della piccola cittadina di Mars, luogo fondato nel lontano 1873, ne sanno una più del diavolo e quindi hanno pensato bene di festeggiare il Capodanno marziano proprio a casa loro. Ma si tratta di un Capodanno particolare visto che un anno del pianeta rosso corrisponde a  circa 687 dei nostri giorni, quasi due anni terrestri.
La prima edizione del Capodanno marziano si è svolta il 19 e 20 giugno di due anni fa, nel 2015, mentre la seconda solo pochi giorni fa: venerdì 5 e sabato 6 maggio. All’evento hanno partecipato anche diversi ricercatori e scienziati della Nasa che hanno dato vita al cosiddetto Steam (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics), un evento incentrato sulla prossima impresa marziana, in particolare sul viaggio umano in preparazione dalla Nasa. All’incontro anche un ospite d’eccezione, lo scienziato responsabile del programma Mars Exploration Michael Meyer.


(Michael Meyer, lo scienziato responsabile del programma Mars Exploration della Nasa)

MARS, I SUOI ABITANTI E LA FESTA
Una vera festa dove tutti gli abitanti, circa 2 mila, sono coinvolti a pieno titolo. Gli eventi sono stati davvero numerosi tanto da richiamare migliaia di visitatori che hanno applaudito, seguito e discusso con le vere star della manifestazione: gli scienziati della Nasa.
In America, la città della Pennsylvania è famosa  proprio per questo suo particolare evento. Lungo la strada principale non poteva mancare il disco volante con tanto di marziano appena sbarcato, ovviamente meta fotografica dei turisti, così come tanti altri luoghi del centro cittadino tipo l’ufficio postale (Mars Post Office) e i tanti negozi che abbelliscono le loro vetrine con pupazzi di astronauti e riproduzioni di razzi. La chicca di quest’anno è stata una gigantesca riproduzione del razzo Sls posto in bella mostra proprio accanto alla chiesa principale della cittadina.

MILLE EVENTI: PARLA IL SINDACO
«Tra le tante iniziative, una l’abbiamo pensata per gli appassionati di birra. E’ stata chiamata Mars Brew Fest – ha detto il sindaco Greg Hartung a cui si deve l’ideazione del capodanno marziano due anni fa-. Abbiamo approntato 15 luoghi tra birrerie, cantine e distillerie».
Certo in un luogo arido e secco come il pianeta rosso è meglio non trovarsi a gola asciutta. Insomma tra un’iniziativa spaziale e l’altra, per l’unico posto negli Stati Uniti chiamato Marte gli affari sembrano andare a gonfie vele.  E grazie al successo della seconda edizione i “terrestri con la cittadinanza marziana” di Mars non si scompongono e rilanciano.

NUOVI CAPODANNO MARZIANI NEL 2019 E 2021
A pochi giorni dai festeggiamenti del singolare Capodanno, quando la “sbornia” non è stata ancora del tutto smaltita, sindaco e abitanti già pensano al prossimo futuro e  si preparano alle celebrazioni di sabato 23 marzo 2019 e domenica 7 febbraio 2021. Magari, chissà, nel frattempo i marziani, quelli veri, potrebbero già essere sbarcati.

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La Terra vista dal Sistema Solare https://www.enzovitale.com/2287-2/ https://www.enzovitale.com/2287-2/#respond Sun, 23 Apr 2017 20:08:45 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2287 Ancora una volta ha girato i suoi occhi elettronici verso di noi. E come fece tempo fa, la sonda Cassini ci ha di nuovo immortalato. Sette i milardi di persone fotografati tutti insieme in un solo scatto. Tutti racchiusi in un puntino.

 

FOTO di
L’occhio della Nasa aveva fatto lo stesso scatto nel luglio del 2013 quando aveva puntato la sua speciale fotocamera verso la parte interna del Sistema Solare. Come si vede dall’immagine, da una  distanza di circa un miliardo e mezzo di chilometri, la Terra  appare come un piccolo pallino bluastro.
A dire la verità Cassini già ci aveva provato prima, nel 2006, ma i risultati non erano stati soddisfacenti.
La storia ci dice che il primo click avvenne nel 1990. Quella volta a “premere il tasto” fu la sonda Voyager 1. Ma nessuno si aspettava di vedere anche l’immagine della Terra che finì nel mirino della sonda per puro caso. Con Cassini, però, si è avuta la possibilità di fotografare la Terra nei suoi colori naturali, così come sarebbero visti da un essere umano se si fosse trovato a bordo di una navicella spaziale.Non c’è speranza di essere visti. Inutile dunque mettersi in posa e sorridere: ci siete sicuramente, ma nessuno vi vede.
Intanto la Nasa ha reso disponibile sul web il suo archivio fotografico con le più belle foto scattate in giro per l’Universo. E non solo. Buona visioneI SUONI DELLA TERRA INVIATI NELLO SPAZIO ORA SU INTERNET
Intanto, nelle scorse settimane, altra novità sempre dall’ente spaziale americano. Anche in questa occasione la protagonista è la nostra Terra. Come qualcuno ricorderà alla fine degli anni ’70 furono lanciate Voyager 1 e 2, le due sonde che avevano l’obiettivo di esplorare il Sistema Solare esterno.
Attualmente sono gli oggetti terrestri più distanti dal nostro pianeta e si trovano ampiamente aldilà dell’orbita di Plutone e, secondo gli ultimi dati, avrebbero lasciato la zona di influenza del Sistema Solare.
Tornando a quanto detto in precedenza va detto che la Nasa ha raccolto i suoni e le immagini incise in un disco che si trova a bordo delle sonde come: foto, informazioni, audio di varie star della musica, saluti in 55 lingue diverse, il soffiare del vento, i temporali, le onde che si infrangono sugli scogli, la stridulazione dei grilli, il gracidare delle rane e tanti e tanti altri rumori, melodie, segnali, frastuoni e suoni tipici delle attività quotidiane di noi terrestri.Alcuni esempi:
1) Il richiamo della natura con il cinguettìo degli uccelli, il verso della Iena e quello degli elefanti2) Il treno3) Baci tra mamma e figlio

Questi, altri suoni e altre curiosità su  Soundcloud.

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Proxima B, l’esopianeta è un grande Oceano https://www.enzovitale.com/proxima-b-lesopianeta-e-un-grande-oceano/ https://www.enzovitale.com/proxima-b-lesopianeta-e-un-grande-oceano/#respond Fri, 14 Apr 2017 11:17:06 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2282 Come nel pianeta liquido di Interstellar o nello scenografico Arrakis nel film Dune, la fantascienza , spesso, precede la realtà. E se il recente studio elaborato dall’equipe dei ricercatori del Lam (Laboratoire d’Astrophysique de Marseille) fosse realistico, allora ci troveremo dinanzi a una scoperta incredibile.
«Non sarebbe da escludere -affermano gli scienziati d’oltralpe- che il pianeta Proxima b possa essere completamente ricoperto da un unico oceano».

COSA E’ PROXIMA B
Forse ricorderete che la scorsa estate era stata annunciata la scoperta di un pianeta nei pressi del Sistema della stella Proxima centauri, il pianeta esterno al Sistema Solare più vicino a noi. All’epoca era stato battezzato con il nome di Proxima b e ne erano già state fornite le prime caratteristiche: una massa simile a quella della Terra o poco più grande, un’orbita a circa 7 milioni di chilometri dalla stella Proxima Centauri (solo il 5% della distanza Terra-Sole), un periodo di rivoluzione di quasi 12 giorni e una posizione nella cosiddetta zona abitabile, ossia la distanza giusta dalla stella per avere acqua allo stato liquido.


(Una scena dal film Interstellar)

LA RICERCA
Naturalmente la stellina nella costellazione del centauro è troppo debole per essere vista a occhio nudo e si trova vicino alla coppia molto più brillante di stelle note come Alpha Centauri AB. Ma l’astro intorno al quale Proxima b ruota è molto più piccolo del Sole, si tratta di una stella nana rossa e quindi con una fascia di abitabilità meno distante rispetto alla nostra. Le ultime stime dicono che  il raggio del pianeta è compreso tra 0,94 e 1,4 volte quello del nostro pianeta.

LE DUE IPOTESI
I casi ipotizzati sono due. Nel primo, ovvero se il raggio fosse di circa  seimila chilometri (0,94  quello della Terra),  il pianeta potrebbe essere molto denso e possedere un nucleo metallico che costituirebbe i due terzi della massa totale. In questa circostanza la quantità di acqua superficiale costituirebbe circa lo 0,05 per cento della massa totale del pianeta, molto simile a quella della Terra, che è di circa lo 0,02 per cento. Ma nel caso il raggio sia di oltre 9 mila chilometri (1,4 quello del nostro pianeta), le ipotesi che avanzano sono davvero sconcertanti: la massa di Proxima b sarebbe tale che si dovrebbe pensare ad un pianeta ricoperto da un unico grande oceano che potrebbe avere una profondità di 200 km. Lo studio sarà pubblicato a breve sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.

(Le ipotesi elaborate dagli scienziati del Lam)

PIÙ PIANETI CHE STELLE
Intanto lo studio non si ferma. L’obiettivo è quello di cercare di capire la composizione chimica di “Proxima b” e soprattutto la determinazione più accurata del suo raggio. Insomma la ricerca degli esopianeti prosegue dunque a gonfie vele e con scenari inimmaginabili. Sembrava che con la scoperta di HD 219134b, un pianeta nella costellazione di Cassiopea, distante approssimativamente 20 anni luce, si doveva attendere ancora molto prima di trovare un oggetto ancora più vicino a noi. La scoperta di Proxima b apre scenari incredibili e sovverte l’attuale pensiero. Ora sappiamo che esistono più pianeti che stelle.

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Una Luna di Saturno come la Terra di 4 miliardi di anni fa: condizioni di vita primordiale https://www.enzovitale.com/una-luna-di-saturno-come-la-terra-di-4-miliardi-di-anni-fa-condizioni-di-vita-primordiale/ https://www.enzovitale.com/una-luna-di-saturno-come-la-terra-di-4-miliardi-di-anni-fa-condizioni-di-vita-primordiale/#respond Fri, 14 Apr 2017 11:07:04 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2279 Più o meno la situazione in cui si trovava la Terra quasi 4 miliardi di anni fa. Questa l’attuale condizione della sesta Luna di Saturno: Encelado. Nella profondità del suo oceano, nascosto a oltre quattro chilometri dalla sua superficie, sono presenti sorgenti geotermali con idrogeno molecolare che potrebbero innescare primordiali forme di vita.

E’ lo scenario suggerito dall’articolo pubblicato su Science sullo studio fatto su Encelado e «ricorda quanto è avvenuto sulla Terra nelle cosiddette lost city», è stato il commento a caldo di Daniela Billi, astrobiologa dell’università di Roma Tor Vergata: «più  meno -continua- strutture simili a quelle individuate negli sfiatatoi idrotermali scoperti nel 2000 in fondo al Pacifico e subito individuati come luoghi ideali per l’origine della vita».
Questo il succo dell’attesissimo annuncio fatto dalla Nasa riguardo le ultime scoperte alla ricerca della vita nel nostro Sistema solare.

Attività idrotermale significa energia, energia chimica. Ed energia significa possibilità, ribadiamolo e sottolineiamolo bene, possibilità di vita.
Ci risiamo, ormai la Nasa ci sta abituando ad annunci-show. E dopo quello sulla scoperta del sistema planetario Trappist-1, l’Ente spaziale americano ha confermato la presenza di veri e propri oceani d’acqua sotto la superficie ghiacciata di alcuni satelliti del Sistema Solare. In particolare Europa, luna di Giove, ma anche Encelado, satellite di Saturno. La speranza che molti nutrono è quella che questi corpi celesti possano ospitare forme di vita, possibilmente anche forme di vita complessa.

L’INCONTRO
La NASA ha illustrato i nuovi risultati partendo dai dati della sonda Cassini e da quelli forniti dal telescopio spaziale Hubble. Queste nuove scoperte sono servite anche ad informare il pubblico circa la futura missione Europa Clipper, il cui lancio è previsto nel 2020.


(Un mosaico di foto di Encelado dalle immagini riprese da Cassini)

LA MISSIONE CASSINI
Come già detto a svelare l’arcano è stata la sonda Cassini che si è letteralmente tuffata in uno dei pennacchi dei vapori dei geyser che si trovano essenzialmente al Polo Sud della luna del secondo pianeta più grande del Sistema Solare. Quasi due anni fa, era l’ottobre del 2015,  e ad oltre un miliardo di chilometri dal nostro pianeta, Cassini ha effettuato quello che in gergo viene definito un flyby, il ventunesimo per la precisione, un sorvolo del satellite a distanza ravvicinata. Obiettivo della missione il tuffo in uno dei pennacchi di geyser per comprenderne consistenza e composizione chimica. Per carpire i dati, la sonda era scesa a soli 49 km dalla superficie sfiorando uno di questi pennacchi e rimanendovi al suo interno per oltre un minuto, il tempo necessario per fornire allo spettrometro di massa della sonda, l’Inms (Ion and Neutral Mass Spectrometer) le indicazioni inerenti la presenza di acqua (H2O), anidride carbonica (CO2) e idrogeno molecolare (H2). E oggi, a quasi due anni di distanza, abbiamo risposte fondamentali su una delle tante lune del Signore degli anelli, la sesta per dimensioni, con un diametro di circa 500 km.


(Nello schema della Nasa, l’attività geotermale su Encelado)

GLI SCIENZIATIAL SUMMIT
Al summit, in gran parte, ricercatori della missione Cassini come Thomas Zurbuchen; Jim Green (direttore della Divisione Scienze planetarie); Mary Voytek (astrobiologia); Linda Spilker (del Jpl tra le coordinatrici della missione Cassini); Hunter Waite (responsabile del sistema Inms, Ion e Neutral Mass Spectrometer); Chris Glein e William Sparks (astronomo dell’Istituto Space Telescope Science a Baltimora). In scaletta c’era anche la studio degli esopianeti fuori del Sistema Solare i cui misteri potranno essere svelati dai futuri telescopi spaziali come il James Webb che verrà messo in orbita nell’ottobre del 2018.


(Le dimensioni dello specchio di Hubble a confronto del telescopio spaziale Webb, fonte Wikipedia)

LA MISSIONE EUROPA CLIPPER
Non solo Encelado, ad interessare la Nasa c’è anche un’altra Luna. ovvero Europa, uno dei circa 70 satelliti del gigante del Sistema Solare: Giove. Anche qui, su Europa, si nasconde un altro grande oceano da cui si attendono altre affascinanti sorprese. A cercare di far luce su questo ennesimo mistero sarà la sonda Europa Clipper il cui lancio è previsto fra tre anni.

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Event Horizon, mission impossible: la foto al buco nero https://www.enzovitale.com/event-horizon-mission-impossible-la-foto-al-buco-nero/ https://www.enzovitale.com/event-horizon-mission-impossible-la-foto-al-buco-nero/#respond Fri, 14 Apr 2017 11:01:10 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2276 OBIETTIVO NUMERO 1, LA MISSIONE

Scattare una foto sino ad ora ritenuta impossibile, ovvero riprendere l’immagine del buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea.

IL COUNT DOWN
All’inizio dell’impresa, una delle iniziative più incredibili nel campo dell’osservazione radioastronomica, mancano solo pochi giorni.

NOME DELLA MISSIONE
Solo tre parole: Event Horizon Telescope (Eht).

Questi, in estrema sintesi, i punti fermi del progetto  in cui sono coinvolti ben otto potenti strumenti radio astronomici che si sono coalizzati creando una sorta di enorme radiotelescopio con un’apertura paragonabile al diametro terrestre.

L’obiettivo è quello di tentare l’osservazione di Sagittarius A* (l’asterisco sta per star, ndr), il buco nero con una massa di oltre 4 milioni di volte superiore a quella del nostro Sole che si trova al centro della Via Lattea. Al click mancano pochi giorni, il primo scatto si farà nella prima settimana del mese di aprile. Ma per lo sviluppo della “pellicola” ci vorrano mesi. Almeno un anno. Dunque per vedere la prima immagine di quell’oggetto, bisognerà attendere almeno fino al 2018. Ma il piano messo a punto dall’Eht andrà ancora oltre e tenterà di fotografare anche il buco nero al centro della galassia M87. Qui le grandezze sono ancora più esagerate: il buco nero in questione, infatti, ha  una massa enorme: circa 6 miliardi quella della nostra stella.

IL PRIMO COMMENTO
«Si tratta di un’osservazione pressochè impossibile, ma  è un progetto atteso da tanto tempo e che ci fa davvero sognare – ha detto Marcello Giroletti, dell’Ira-Inaf (Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica-. Il buco nero non emette radiazione, quindi il risultato dello scatto sarà la sua “ombra”. Chissà se riusciremo ad osservare e a comprendere cosa succede quando la materia cade all’interno di un oggetto così».
Ed è proprio questo il punto: una volta puntato verso la direzione giusta il grande radiotelescopio virtuale, che razza di immagine verrà fuori ?

I PROTAGONISTI
Il  tentativo di fotografare Sagittarius A* (questo il nome del buco nero al centro della nostra galassia) sarà realizzato da ben otto radio osservatori sparsi nel nostro pianeta tra i quali Alma ((Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), uno strumento, anzi una serie di strumenti posizionati sull’altopiano di Chajnantor nelle Ande cilene di ben 66 antenne di alta precisione. Ci sarà poi anche il South Pole Telescope, un radiotelescopio di 10 metri di diametro situato al centro dell’Antartide, presso la base Usa Amundsen-Scott. Va ricordateo che al progetto partecipano anche l’Istituto Max Planck per la Radioastronomia degli Istituti Max Planck, l’Osservatorio Nazionale Astronomico del Giappone a Mitaka, la National Science Foundation e l’Università del Massachusetts.

PARLA IL RICERCATORE ITALIANO
Ciriaco Goddi, astronomo presso l’Alma Regional Center a Leiden, in Olanda, spiega il compito di uno dei grandi radiotelescopi impegnati nella missione Eht. «Un elemento fondamentale per l’attuazione di questo progetto -dice- è proprio l’Atacama Large Millimeter Array (Alma). Si tratta del radiotelescopio più sensibile mai costruito in banda millimetrica. E’ operativo nel deserto di Atacama nelle Ande Cilene, a 5100 m sul livello del mare, il deserto più alto e secco al mondo», E ancora: «Alma  è un insieme di 50 antenne singole di 12 metri di diametro per il quale è stato sviluppato un dispositivo particolare che lo renderà equivalente ad un radiotelescopio di ben 84 metri di diametro. L’inserimento di questo “fuoriclasse” nella rete di radiotelescopi coinvolti nel progetto -conclude Goddi- consentirà un salto di qualità nelle prestazioni dell’Eht, sia in termini di risoluzione che di sensibilità, permettendo così di “mettere a fuoco” il buco nero supermassiccio al centro della nostra Via Lattea».

(Una veduta panoramica dei radiotelescopi di Alma nelle Ande cilene)

LE OSSERVAZIONI
La finestra in cui saranno effettuate le osservazione è quella tra il 5 e il 14 aprile prossimo,  cinque notti fondamentali per una missione, come già detto, ritenuta impossibile. Gli astronomi del progetto Eht  dovranno decidere a breve se far scattare la missione proprio in quei giorni. A dare il La all’impresa saranno le condizioni climatiche presenti nelm deserto di Atacama in questi giorni. Insomma calma e sangue freddo, il click sta per essere scattato.

Per approfondimenti vedi le informazioni più specialistiche dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica)

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Sorpresa dal pianetino Cerere: trovati i “mattoni” della vita https://www.enzovitale.com/sorpresa-dal-pianetino-cerere-trovati-i-mattoni-della-vita/ https://www.enzovitale.com/sorpresa-dal-pianetino-cerere-trovati-i-mattoni-della-vita/#respond Fri, 17 Feb 2017 13:03:34 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2269 «Potrebbe essere un ambiente favorevole allo sviluppo della vita, anche se parlare di fenomeni precursori della stessa è un po’ azzardato. La ricerca va avanti, ma indubbiamente abbiamo fatto una scoperta straordinaria».
Maria Cristina De Sanctis, astrofisica dell’Inaf, è raggiante: è stata proprio lei, coordinatrice di un team di ricercatori, ad annunciare la scoperta ottenuta grazie alle osservazioni dello spettrometro italiano VIR che si trova a bordo della sonda Dawn della Nasa, uno strumento dell’Agenzia Spaziale Italiana.


(Maria Cristina De Sanctis dell’Inaf)

Ma di cosa si tratta, cosa ha scoperto effettivamente il team scientifico dell’Inaf?  «Mai prima d’ora -ammette ancora la De Sanctis- avevamo avuto un’evidenza così marcata della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati provenienti da missioni spaziali. Per questo la scoperta è importante: il nostro gruppo, che vede coinvolti molti colleghi dell’Istituto nazionale di astrofisica, ha individuato in modo inequivocabile su una ampia area della superficie di Cerere, pari a circa 1000 chilometri quadrati, la presenza di materiale organico. Tali composti possono essere considerati i “mattoni” che costituiscono molecole legate a processi biologici».

CERERE, CARTA DI IDENTITA’
Il pianetino ha un’orbita compresa tra Marte e Giove e si trova in quella zona denominata Fascia Principale degli asteroidi. Il suo moto di rivoluzione intorno al Sole dura oltre 4 anni e mezzo e si trova ad una distanza media dalla Terra di quasi 320 milioni di chilometri.  Le temperature non sono poi così estreme: all’equatore si raggiungono i -25/-30 gradi centigradi, mentre le zone polari sono abbastanza gelide.«In ogni caso possiamo dire diverse cose -continua la ricercatrice dell’Inaf-, ovvero che Cerere ha una chimica molto interessante e non è assolutamente un corpo morto. E’ un oggetto in cui si sono formate recentemente anche delle montagne perchè, a quanto pare, ci sono al suo interno dei movimenti tettonici».

COMETE E ASTEROIDI
Ma perchè c’è una presenza così importante di molecole organiche? Gli astrobiologi hanno elaborato due ipotesi. La prima si concentra sugli impatti avvenuti sulla superficie di Cerere di corpi celesti ricchi di tali composti, oggetti tipo comete o asteroidi. Ma l’ipotesi più avvincente è un’altra: la formazione di molecole organiche potrebbe essere avvenuta direttamente sul pianeta nano e sarebbe il risultato di processi chimici innescati da attività idrotermale.
«La  presenza di una grande quantità di molecole organiche -continua Maria Cristina De Sanctis- si concentra nella regione del cratere Ernutet, nell’emisfero Nord del pianetino». Il team italiano ora si sta concentrando nella ricerca  anche in tutt’altra zona. Si vuole dimostrare che il materiale si è formato proprio sul pianetino e la scoperta, in altre zone, di altre molecole organiche, rappresenterebbe la ciliegina sulla torta.

FU SCOPERTO DA UN ITALIANO NEL 1801
A scoprire Cerere fu l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, esattamente il primo gennaio del 1801. «Avevo annunciato questa stella come una cometa -scriveva Piazzi nel suo Diario più di 200 anni fa-, ma poiché non è accompagnata da alcuna nebulosità, e inoltre il suo movimento è così lento e piuttosto uniforme, mi è venuto in mente più volte che potesse essere qualcosa di meglio di una cometa». Un pianetino, Cerere, appunto. L’oggetto celeste dalle mille sorprese.

IL TEAM
Nel team che ha condotto lo studio, pubblicato online sul sito web della rivista Science nell’articolo Localized aliphatic organic material on the surface of Ceres hanno partecipato, oltre a Maria Cristina De Sanctis, anche i ricercatori INAF Andrea Raponi, Eleonora Ammannito (University of California – Los Angeles e associata INAF), Mauro Ciarniello, Filippo Giacomo Carrozzo, Federico Tosi, Francesca Zambon, Fabrizio Capaccioni, Maria Teresa Capria, Sergio Fonte, Michelangelo Formisano, Alessandro Frigeri, Marco Giardino, Andrea  Longobardo, Gianfranco Magni, Ernesto Palomba, Simone Marchi (Southwest Research Institute e associato INAF), insieme a Harry Y. McSween (University of Tennessee – Knoxville), Lucy-Ann McFadden (NASA Goddard Space Flight Center – Greenbelt), Carle M. Pieters (Brown University – Providence), Carol A. Raymond (Jet Propulsion Laboratory – Pasadena), Christopher T. Russell (University of California – Los Angeles).

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Uno spazioporto in Italia: accordo con la Virgin Galactic https://www.enzovitale.com/uno-spazioporto-in-italia-accordo-con-la-virgin-galactic/ https://www.enzovitale.com/uno-spazioporto-in-italia-accordo-con-la-virgin-galactic/#respond Tue, 06 Dec 2016 19:50:50 +0000 http://www.enzovitale.com/?p=2257 Le aurore boreali su Giove? Una visione mozzafiato degli anelli di Saturno? La scoperta degli oceani ghiacciati su Titano? Niente paura, l’agenzia di viaggio ha già pronti i depliant. Un’agenzia del tutto particolare visto che si tratta della Nasa. Pare che l’ente spaziale americano, infatti, abbia già disegnato le locandine turistiche dei futuri viaggi turistici nello spazio. Per ora solo fantascienza, ma tra pochi anni quello che era stato un sogno o la trama di un film, potrebbe diventare realtà. Nell’agone entra anche il nostro Paese perchè pochi giorni fa tra la Virgin Galactic di sir Richard Branson e il Centro Spaziale Altec di Torino (società partecipata da Thales Alenia Space e Agenzia Spaziale Italiana) è stato firmato un accordo per la sperimentazione di voli suborbitali nel nostro Paese.

LO AVEVAMO SCRITTO A LUGLIO
A inizio luglio avevamo scritto che l’idea di realizzare uno spazioporto italiano era lì lì per essere messo in cantiere. Si era anche indicato la zona: una località del Meridione o del Centro Italia. Un altro tassello al progetto l’aveva aggiunto due anni fa l’astronauta italiano Roberto Vittori  annunciando la collaborazione tra l’Enac e la Federal Aviation Association americana sui voli commerciali aerospaziali. L’obiettivo dichiarato era quello di: «avviare la sperimentazione di navette spaziali suborbitali anche per il trasporto merci e passeggeri per abbattere notevolmente i tempi di collegamento tra Stati Uniti e altri continenti». E poi, dulcis in fundo, il progetto tra l’Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac), l’Agenzia federale degli Stati Uniti per l’Aviazione (Faa) e l’Agenzia spaziale (Asi) di pianificare lo studio di una struttura in grado di supportare i voli suborbitali del futuro, capaci cioè di collegare, ad esempio, Roma e New York in un’ora, ma soprattutto creare un vero e proprio polo del turismo spaziale del futuro.

TEMPI MATURI: ECCO L’ACCORDO
A quasi sei mesi di distanza si è andati ancora avanti  e dunque Caltec e Virgin Galactic «valuteranno congiuntamente le opportunità operative da uno spazioporto Italiano per l’azienda spaziale a stelle e strisce, per eseguire voli sperimentali suborbitali -si legge nel documento siglato-, addestramento astronauti e piloti, scopi didattici e turismo spaziale. «Avevamo questo appuntamento a fine luglio e poi ci siamo rivisti ancora -precisa Vincenzo Giorgio -Ad di Altec- e ora siamo nelle condizioni di intraprendere attività innovative di sperimentazione spaziale in campo scientifico, di ricerca ed addestramento da uno spazioporto Italiano. Probabilmente i primi turisti spaziali partuiranno entro due o tre anni, ma saremo più precisi tra non molto. Di sicuro abbiamo bisognop di luoghi scarsamente abitati e con un clima particolare, caratteristiche che si possono trovare nel Meridione». Sardegna? Puglia? Oppure Sicilia? I luoghi rimangono ancora top secret, ma la ricerca è già iniziata.

(Sir Richard Branson, patron della Virgin Galactic)

L’AGENZIA SPAZIALE ITALIANA IN PRIMA FILA
La collaborazione tra la Caltec e la Virgin Galactic -si legge nel comunicato dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, parte dall’utilizzo del sistema di volo spaziale Virgin Galactic, ovvero la navetta Space Ship Two ed il suo velivolo vettore, WhiteKnight Two. Si tratta di un sistema di volo a stadi; il White Knight Two costituisce il primo e decolla da un aeroporto convenzionale trasportando la SpaceShipTwo fino ad un’altezza di circa 15.000 metri, prima di rilasciare la navicella e consentirne l’accensione del motore a razzo che la porterà alla programmata quota operativa. L’accordo include anche la realizzazione di un apposito spazioporto sul territorio italiano, che sarà probabilmente realizzato a partire da un aeroporto esistente. «Questa innovativa cooperazione -ha spiegato il presidente Roberto Battiston- rappresenta un riconoscimento della lunga tradizione  e dei successi dell’Italia in campo spaziale e pone le basi per un nuovo approccio commerciale per la ricerca in microgravità e per l’addestramento degli astronauti.  L’Italia è all’avanguardia nella nuova ‘space economy’ che renderà lo spazio accessibile ad una sempre maggior quantità di persone».

CI SONO ANCHE TRE TURISTI SPAZIALI MILIONARI ITALIANI
Anche se sono ancora avvolti nel più fitto mistero, l’unica cosa certa dei tre facoltosi italiani che anni fa avevano prenotato il volo da 250 mila dollari sulla navetta della Virgin Galactic, era la seguente: si tratterebbe di tre imprenditori di grido. Lo aveva detto all’epoca Seth Snider, referente per l’Italia della società di Branson. Prima dell’incidente di Space Two, avvenuto alla fine di ottobre del 2014 e che era costato la vita a uno dei due piloti della navetta, il numero dei primi passeggeri si era attestato a circa 700. Ricchi, ricchissimi localizzati in tutti i luoghi del globo. «Sì, questi passeggeri di lusso provengono dai cinque continenti, meno che dall’Antartide –aveva scherzosamente detto Snider – e tre di questi futuri turisti spaziali sono proprio italiani. Tre imprenditori, di più non posso dire». Ma come funziona la prenotazione per un viaggio così particolare?
«Ci sono due possibilità -era sempre Snider a parlare-: un deposito iniziale o il pagamento dell’intero importo dei 250 mila dollari. Naturalmente chi opta per la seconda possibilità si imbarca prima». Nella clausola anche la possibilità di recesso: «In qualsiasi momento il passeggero può rinunciare al contratto. Non potrà più farlo al momento che gli verrà indicata la data di partenza, data che noi riteniamo di comunicare sei mesi prima circa».

IL FUTURO PRESENTE
Per i comuni mortali di questo pianeta, dunque, è richiesta pazienza. Tanta. Per adesso posti a sedere solo per una manciata di Paperon de Paperoni e Rockerduck sparsi nel pianeta. Ma non bisogna disperare: come per auto, telefonini, voli aerei, all’inizio prerogativa di pochi, anche per i turisti dello spazio si annunciano tempi meno grami: la Virgin è lungimirante, sir Richard Branson è deciso: punta anche ai voli low cost!

(Una locandina immaginaria di un viaggio su Venere immaginata dalla Nasa)

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