La mia Nuova Zelanda

Le Alpi? Lì stanno a Sud. Il mare? E’ più caldo a Nord. L’Italia a ”rovescio” io l’ho vista ed è stato come vedere il Bel Paese così come era cento e forse più anni fa. La Nuova Zelanda, o meglio Kiwiland, così come la chiamano  più semplicemente i neozelandesi, continua  ad essere tra le nazioni che più di altre suscitano da sempre grandi emozioni. In  queste notti autunnali ci fa sognare con l’America’s Cup poi, a fine dicembre, nuovi brividi con il  secondo episodio de ”Il Signore degli anelli”, la serie di film girata totalmente nell’Isola del Sud, che tornerà sui grandi schermi di tutto il mondo.

Racconto un’esperienza, forse, fuori del comune. Luoghi fantastici, città a misura d’uomo, popolazione affabile, traffico inesistente racchiusi in alcuni episodi in pillole.

A Christchurch incontrai Davide, un italiano di Torino partito per seguire un corso di inglese e che alla fine ha scelto di vivere lì. Ora si è sposato e vive felicemente con la moglie Andrea.

Richard e Dianne, coloro che mi hanno ospitato un solo mese (gli altri trenta giorni sono stato a zonzo tra l’estremo Sud e la North Island), vivono alla periferia di Christchurch. Una casetta di legno a due piani a due passi da uno sconfinato campo da golf e da Bottle Lake, un parco che finisce direttamente nel Pacifico. Quando hanno saputo del mio primo matrimonio sono partiti e sono arrivati puntuali in Italia  dopo un ”viaggetto” aereo di 26 ore.

Per i ”Kiwi” giocare a golf equivale ad una nostra partita di calcio. Nel senso che non è uno sport da ricchi. Tutti giocano e dai paesi asiatici fanno salti mortali per raggiungere i verdi ed economici campi neozelandesi.

Una volta chiesi in prestito a Richard una bicicletta e me ne andai a zonzo per la città. Non feci in tempo a fare un chilometro che la polizia mi fermò. Rischiai una multa: lì anche i ciclisti debbono indossare obbligatoriamente il casco.

La mattina mi svegliavo alle sette per prendere l’autobus che portava in centro per seguire il corso di Inglese all’Università. Da Waitikiri street alla fermata, circa  6-7 minuti a piedi, dovevo stare molto attento: scoiattoli, paperelle e altri pennuti mi attraversavano la strada incuranti del mio passaggio.

E ora l’ultima pillola, un pò di sana pazzia, un pò di romanticismo: Alle 5,45 del 14 dicembre del 1998 (epoca del mio viaggio di due mesi), in cima alla collinetta che ospita il faro più a Est del mondo (East Cape North Island), non ho voluto mancare ad un insolito appuntamento: seduto a  terra, infreddolito, lontano chilometri dai centri abitati, ho atteso il sorgere del sole: ho voluto essere il primo e unico uomo del pianeta ad osservare l’alba 382 giorni prima  del 2000.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica…A volte anche a suon di note Prog

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