La sonda Messenger si schianta su Mercurio: missione conclusa dopo 11 anni

All’inizio fu Mariner 10 a esplorare quello che viene definito un “regno di ghiaccio e di fuoco”. La sonda della Nasa sfiorò il piccolo pianeta perché si avvicino a soli i 703 km dalla sua superficie. Era il 29 marzo del 1974. Da allora son passati 41 anni e Mercurio, l’oggetto del Sistema Solare che ruota più vicino alla nostra stella, torna a far parlare di sé.

DA MARINER 10 A MESSENGER

Dagli anni ’70, quando il protagonista fu Mariner, agli anni 2000, il cui attore principale è Messenger, la navicella spaziale (sempre dell’ente spaziale americano) che oggi chiuderà le trasmissioni schiantandosi sulla superficie del pianeta dopo una missione lunga ben 11 anni.

Dal 2004, anno del suo lancio, Messenger ha percorso 7,9 miliardi di chilometri e ha raggiunto il pianeta nel marzo del 2011.

I SEGRETI DI MERCURIO

Oltre 250.000 immagini, iinformazioni e mappe accurate della superficie ma, soprattutto, una serie di inaspettate scoperte. La più singolare quella del ghiaccio nelle regioni polari di Mercurio che sono perennemente in ombra.

«L’acqua conservata nei crateri da impatto delle regioni polari di Mercurio – ha detto Sean Salomon, il responsabile scientifico della missione della Columbia University di New York- molto probabilmente è stata portata da comete e asteroidi che ne erano ricchi».

MANOVRA DI AVVICINAMENTO

Messenger è l’acronimo di MErcury Surface, Space Environment, geochimica, and Ranging, è la prima missione spaziale progettata per orbitare intorno al pianeta più vicino al Sole. In queste ore gli scienziati della Nasa stanno correggendo la traiettoria della sonda in modo da farla schiantare sulla superficie di Mercurio ad una velocità di 3,91 chilometri al secondo, circa 14 mila chilometri all’ora. L’impatto provocherà un cratere di 16 metri di larghezza. Il “botto spaziale” avverrà sul lato nascosto e quindi non sarà osservabile dai telescopi sulla Terra.

LA CICATRICE SUL PIANETA

«Dopo aver studiato il pianeta intensamente per più di quattro anni –ha invece commentato Daniel O’Shaughnessy, ingegnere responsabile dei sistemi di Messenger della Johns Hopkins University – il suo atto finale sarà quello di lasciare sul pianeta un segno indelebile».

TEMPERATURE DI OLTRE 300 GRADI

Nella sua missione Messenger ha dovuto fare i conti con temperature che abitualmente superavano i 300 gradi Celsius.

«Ha dovuto sopravvivere al riscaldamento del Sole –ha concluso Solomon- e ciò ha dimostrato la preparazione dei nostri ingegneri che si sono dimostrati all’altezza del difficile compito loro assegnato per un viaggio tra i più difficili in una delle zone più difficili del Sistema solare».

IN ARRIVO ALTRE MISSIONI

Messenger, comunque, non morirà invano. Anche se è stato il primo veicolo spaziale ad orbitare intorno a Mercurio, non sarà certamente l’ultimo.

La prossima tappa è a cura di Giappone ed Europa. Si tratta della missione Bepi-Colombo che partirà nel 2017 e che dopo sette anni, nel 2024, sarà in grado di posizionare due veicoli spaziali in orbita intorno al pianeta più vicino al Sole.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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