L’incredibile viaggio verso Alpha Centauri, nel team di Hawking un italiano

IL PROGETTO
La domanda: sarà mai possibile raggiungere una delle stelle più vicine a noi nell’arco di una vita?
La risposta non si è fatta attendere perché il progetto che consentirà di affrontare un viaggio di 4,3 anni luce, più o meno 25 miliardi di miglia, in soli 20 anni, è già pronto.
Individuato pure l’obiettivo. Ha un nome e cognome: si chiama Proxima Centauri, uno degli astri più vicini, anzi il più vicino, al nostro Sistema Solare.
No, non è il prologo di un libro di Arthur C. Clarke, ma molto più terra terra, è l’obiettivo di  Breakthrough Starshot, il piano follemente ambizioso guidato dal matematico e astrofisico britannico Stephen Hawking, insieme al miliardario e filantropo russo Yuri Milner e a Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook.
Dopo l’annuncio dello scorso aprile a New York, lo studio già si è accaparrato un finanziamento di 100 milioni di dollari. La direzione è chiara perché gli scienziati stanno già cercando di sviluppare un sistema di propulsione veloce per raggiungere distanze di decine di anni luce in tempi compatibili con una vita umana.L’APPORTO TRICOLORE
Non solo Hawking, Milner e Zuckerberg, nel team c’è anche un pizzico del Belpaese, Giancarlo Genta del Politecnico di Torino. Il docente piemontese è l’unico rappresentante italiano che fa parte del progetto. Ma in termini semplici, di cosa si tratta? «Il progetto (Starshot, facente parte del più ampio Breakthrough initiatives) si rifà, in una versione aggiornata, ad un’idea di Robert Forward degli anni ’90. Allora il progetto si chiamava Starwhisp -commenta proprio Genta- ed era basato su una sonda estremamente leggera (uno o, al massimo, qualche grammo) propulsa da una vela altrettanto leggera (un grammo o poco più), spinta da un raggio laser. Oggi le novità sono due: il sistema più vicino (Alfa Centauri) è una stella tripla e solo ora ci si è resi conto che questi oggetti multipli possono avere pianeti. Proxima è la stella più facile da raggiungere è potenzialmente molto più interessante di quanto si pensasse. Ora nuove tecnologie permettono di realizzare sonde più leggere, e nuovi materiali (anche qui nessuna novità radicale, anche negli anni ’90 si parlava di nanotubi di carbonio, ma ora sono più realizzabili) permettono di fare una vela più leggera».
Insomma, gli scienziati stanno progettando una sonda così leggera che potrà essere accelerata ad una frazione significativa della velocità della luce (si parla del 20%, ndr) in modo da poter raggiungere la stella di destinazione in qualche anno (nel caso in esame solo 20 anni) invece delle centinaia di anni delle missioni interstellari lumaca.

(Il prof Giancarlo Genta del Politecnico di Torino)

I TEMPI E LA TECNOLOGIA
Ma parliamoci chiaro: sarà davvero possibile raggiungere delle stelle, almeno quelle più vicine a noi, in tempi relativamente brevi? «Il problema -è sempre lo scienziato a parlare- non è se, ma quando. Se pensiamo comunque a sonde che viaggino a velocità minori di quella della luce, come in questo caso, è solamente un problema di tecnologia e quella qui proposta è ragionevole e realistica. I dubbi restano invece per i viaggi Ftl o Faster than light, cioè a velocità superiori a quelle della luce. Probabilmente l’impossibilità descritta dalla relatività non è assoluta, ma qui non è questione solo di tecnologia: bisogna anche sviluppare il retroterra teorico e, ammesso che siano possibili, ci possono volere secoli».
Lo studio, comunque, è appena iniziato: si stanno valutando i punti più critici del progetto e raccogliendo le proposte di lavoro di numerosi studiosi sparsi nei cinque continenti, e presto si avranno novità.


(Il miliardario russo Yury MIlner spiega il progetto)

IL PIANETA ROSSO
Giancarlo Genta per anni si è dedicato allo studio di Marte e, a sua firma, sta per essere pubblicato un volume dedicato proprio al pianeta rosso. Nel libro si parla delle novità più importanti come l’impegno dei privati (Space X ad esempio, l’attore forse più importante) e la dichiarazione dell’Esa di voler realizzare un Moon Village, cioè una base lunare permanente aperta a tutti, agenzie spaziali e privati. La Luna è indispensabile per arrivare a Marte. Genta è convinto che un giorno la razza umana sarà costretta a lasciare il pianeta e creare avamposti su altri pianeti.
«Il problema è appunto il quando. L’espansione nello spazio è una tale opportunità che va colta appena possibile. E non solo avamposti, che è un termine molto riduttivo, ma una vera civiltà multi planetaria, in cui una buona parte dell’umanità vivrà, in prospettiva, su altri corpi celesti o direttamente nello spazio. L’unico modo per rendere migliore il nostro pianeta è utilizzare le risorse che esistono in enorme abbondanza nello spazio. Una civiltà che vive su un solo pianeta -chiosa categorico- si scontra con i limiti delle risorse disponibili e muore, rovinando contemporaneamente il pianeta su cui si trova».

enzo.vitale@ilmessaggero.it

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog

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