Usa e Cina, coppia marziana

Trascorsi ormai oltre duemila anni, il «Dado (ancora una volta) è tratto». Dopo
lunga riflessione Barack Obama ha deciso. Il presidente americano non si limiterà a varcare il Rubicone, farà di più: riporterà gli Stati Uniti a guidare la corsa allo spazio.L’obiettivo è chiaro, chiarissimo, anzi rosso. Il pianeta Marte. È questo il più significativo postulato emerso al summit mondiale delle Agenzie spaziali di Washington.
«La Nasa è ormai pronta a tornare protagonista come una volta -commenta Giovanni Bignami, presidente dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), presente al vertice insieme ad Enrico Saggese dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) e al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza-. Il loro lanciatore, il cosiddetto Sls (Space launch system), è giunto a buon punto e da quello che abbiamo capito sarà pronto in tempi davvero ristretti».

IL LANCIATORE USA
Si tratta di un vero e proprio mix con la tecnologia del ciclopico Saturn 5 e la modernità dei motori dello Shuttle. Queste le caratteristiche del nuovo vettore Usa che sono state illustrate nel dettaglio ai rappresentanti delle 35 Agenzie spaziali presenti a Washington.
Innanzitutto aumenta il carico trasportabile. Dalle diciotto tonnellate dello Shuttle si passa a più di trenta dell’Sls, quindi con nuove ed ulteriori capacità di assemblare in orbita una nuova stazione sul modello della Iss. Ma la vera rivoluzione dell’erede dello Shuttle è che il mezzo avrà la possibilità di interfacciarsi con un’altra capsula per i futuri voli oltre la Luna.

LA NAVETTA ORION DELLA NASA
Sls e Orion, è il nuovo concetto di navetta spaziale, due realtà che interloquiscono a seconda delle necessità. Vettore e capsula in grado di posizionarsi in un’orbita circumlunare per realizzare quel cantiere «navale spaziale», base di partenza delle future esplorazioni del Sistema Solare. Già si pensa alla prima operazione: la cattura di un piccolo asteroide, un oggetto di non più di 10 metri di diametro, e il suo trasporto nei pressi del nostro satellite. Una piccola miniera da sfruttare e mettere a disposizione del… mercato terrestre. Tra gli scopi della Nasa – e non è certamente un mistero – c’è anche quello di attirare investitori privati. Ma quest’ultima sarebbe solo una eccellente missione di allenamento per un obiettivo molto ma molto più importante.

SULPIANETA ROSSO NEL 2035
«Sì, la Nasa è partita davvero – dice ancora Bignami da Washington – dopo anni di silenzio il gigante si è risvegliato. Ma stavolta non è solo. Accanto potrebbe esserci, anzi, ci sarà la Cina. Ormai mi son convinto che a mettere piede sul pianeta rosso non sarà un americano -prosegue il numero uno dell’Inaf – molto probabilmente saranno uomini e donne, americani e cinesi. Data probabile il 2035. Del resto lo aveva già predetto Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sul nostro satellite: «Nel 1903 i fratelli Wright ci diedero il cielo, 66 anni dopo ecco la conquista della Luna e tra altri 66 lo sbarco su Marte».

C’E’ ANCHE L’INDIA
Non solo Cina e Usa, un altro Paese in corsa per la conquista del pianeta rosso è l’India. Solo alcuni mesi fa è stata lanciata dalla base di Sriharijkota una sonda che raggiungerà l’orbita di Marte a settembre per studiarne atmosfera e superficie.

ISS, MISSIONE FINO AL 2024
Se tra una manciata di anni l’uomo raggiungerà dunque il quarto pianeta più distante dal Sole, un’altra manciata di anni è stata concessa alla Stazione spaziale Iss. Il Congresso di Washington le ha infatti prolungato la vita. L’operatività doveva cessare nel 2020 ma la sua missione è stata prorogata di altri quattro anni. Ora gli Usa attendono il parere degli altri partner: Europa, Russia, Giappone e Canada.

LA STAZIONE SPAZIALE CINESE
E sempre in tema di Stazioni spaziali al summit si è parlato anche della futura operazione oltre atmosfera della Cina. Pur assente dal contesto, pare che a Washington qualche osservatore dagli occhi a mandorla abbia fatto capolino, tanto da spingere i rappresentanti del nostro Paese a chiedere collaborazioni per la realizzazione della stazione spaziale che il gigante asiatico intende mettere in orbita nel 2020.

MISSIONE PLANETARIA
Ma al summit di Washington non è mancato quello che ormai è diventato il chiodo fisso del Cospar, il Comitato mondiale per la ricerca spaziale presieduto guarda caso da un italiano: Giovanni Bignami. Un progetto che vorrebbe una sinergia planetaria con il coinvolgimento di tutte le Agenzie spaziali del pianeta.
E ora le parole dell’astronomo Carl Sagan, morto nel 1996, sembrano più che mai attuali: «La superficie della Terra è la ri- va del mare cosmico. Da esso abbiamo imparato la maggior parte di ciò che sappiamo. Da poco ci siamo bagnati nel mare per inumidire le nostre dita. Al massimo abbiamo immerso le caviglie e l’acqua ci è sembrata invitante. L’oceano ci chiama».

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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