Valentina Casalena e l’usignolo dei Tazenda

Da una rosa lanciata sul palco è sbocciato un amore che ha unito Ascoli e la Sardegna. Una pagina d’altri tempi, di quelle che diventano un romanzo o un film. E’ la storia di Valentina Casalena, l’ascolana che ha sposato Andrea Parodi, “l’usignolo”  dei Tazenda scomparso martedì, a soli 51 anni. Ma il destino ha voluto accostare la vita e la morte perchè Valentina, nel giorno dell’addio al marito, ha battezzato Lara, l’ultima arrivata nella casa di Flumini  di Quartu. Una favola che inizia nel lontano ’92 quando il gruppo sardo, all’apice del successo, fa tappa al Festivalbar in piazza del Popolo.  «Ma già l’anno prima ero stata colpita da quel curioso capellone con il viso  lungo e  ottile -racconta la donna-. Rimasi folgorata dalla sua voce mentre assistevo in tivù al Festival di Sanremo. Avevo 17 anni e da allora feci di tutto per conoscere la band e soprattutto lui, Andrea. Poi seppi del  concerto di Ascoli e preparai  una sorpresa».

E cioè?

«Mi presentai al concerto con uno striscione scritto in sardo, o  meglio, quello che pensavo fosse la lingua sarda. Avevo scritto “Benvenitos” ma non era il termine giusto. Andrea lo vide e sorrise e gli lanciai una rosa». Finita la kermesse Valentina riuscì a parlare con Parodi e a ottenere anche un autografo. Ma l’anno della “svolta” fu il successivo, il ’93, quando lei aveva compiuto 18anni. «Recanati  rappresenta una pietra miliare della mia vita -prosegue Valentina-, raggiunsi la città di Leopardi perchè Musicultura ospitava il mio gruppo preferito, i Tazenda appunto. Andrea mi riconobbe e, dopo  l’esibizione, passammo un’intera notte a parlare. Eravamo in paradiso senza saperlo, il mio Colle dell’Infinito. Chissà, forse la terra del sommo poeta contribuì  a creare un’atmosfera che non dimenticherò mai».  Da allora cominciarono a frequentarsi anche  se ognuno continuava la vita di sempre: lei ad Ascoli frequentando il liceo scientifico “Orsini”; lui in giro per il mondo a fare concerti. «A tre giorni dal diploma liceale -ricorda ancora l’ascolana-, ci incontrammo a Roma dove Andrea prese coraggio e mi invitò in Sardegna. Ci andai e per me l’isola fu una scoperta meravigliosa, una rivelazione fatta di odori, suoni, etnia e colori. Rimasi stupita dall’ospitalità della gente. La  rima cosa che vidi fu Capo Testa, un posto dove il vento ha modellato le enormi rocce di granito nel corso dei millenni. Era un luogo che Andrea amava tanto e forse per questo decise di portarmi lì».

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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