La galassia dedicata a Ronaldo

«L’ho battezzata CR7 e non posso assolutamente negare di essermi ispirato a Cristiano Ronaldo». A parlare non è un mister o il commissario tecnico di una nazionale, ma molto più semplicemente un astronomo. Il suo nome è David Sobral e, a quanto pare, oltre alla passione per le stelle, lo scienziato portoghese non nasconde una certa simpatia per il calcio. Ad ogni modo Ronaldo o meno, la scoperta fatta dal team guidato dal ricercatore, insieme ad altri colleghi olandesi della Leiden University, è davvero sorprendente. Grazie al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, che ha sbirciato gli angoli più remoti dell’Universo, sono state trovate un grande numero di galassie molto giovani e sorprendentemente brillanti. In un certo senso è stata la conferma dell’esistenza di una prima generazione di stelle, le cosiddette di Popolazione III, quelle formatesi poco dopo il Big Bang. «Questi massicci e brillanti oggetti, finora erano solo previsti dalle teorie, hanno prodotto i primi elementi pesanti della storia –dice Luciano Maiani, fisico delle particelle-, cioè gli elementi necessari per forgiare le stelle oggi intorno a noi, i pianeti che le orbitano e la vita come la conosciamo».

 

 

«La scoperta ha messo in crisi fin dall’inizio le nostre aspettative -ha invece ribattuto Sobral-, poiché non ci aspettavamo di trovare una galassia così brillante. Successivamente, scoprendo un pezzo per volta la natura di CR7, abbiamo capito che non solo avevamo trovato la galassia distante più luminosa, ma abbiamo anche iniziato a capire che aveva tutte le caratteristiche previste per le stelle di Popolazione III. Queste stelle sono proprio quelle che hanno formato i primi elementi pesanti che alla fine hanno permesso a noi di essere qui. Non poteva essere più entusiasmante di così». E l’entusiasmo deve essere stato così forte che Sobral ha pensato al suo beniamino del calcio, ovvero Cristiano Ronaldo. L’attaccante che milita nel Real Madrid dal 2009, è infatti considerato uno dei giocatori più forti del mondo. Si è soliti chiamarlo CR7 per le iniziali del suo nome e cognome e il numero della maglia, il 7 appunto, del Manchester. «Mi sono sempre chiesto da dove veniamo -ha aggiunto Jorryt Matthee, uno dei primi a scrivere della soperta per The Astrophysical Journal-. Fin da bambino volevo sapere da dove venivano gli elementi: il calcio nelle mie ossa, il carbonio nei miei muscoli e il ferro nel mio sangue. Ho poi scoperto che si sono formati all’inizio dell’Universo, dalla prima generazione di stelle e con questa scoperta, stiamo davvero iniziando a vederle per la prima volta».

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog

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