Edoardo Amaldi, 26 anni dalla sua morte, l’ultima intervista: da Majorana alla fusione fredda

Era il dicembre del 1989. Precisamente martedì 5. Edoardo Amaldi si era recato  all ‘Accademia dei Lincei, di cui era presidente, per tenere il discorso di apertura di un convegno scientifico. Quel giorno c’era anche il ministro della ricerca scientifica Antonio Ruberti. Dopo il discorso si recò nell’ufficio della presidenza e vi rimase fino alle 12. La morte lo colpì mentre si trovava all’interno dell’ascensore di Palazzo Corsini: fu stroncato da un ictus cerebrale.

Ormai sono trascorsi 26 anni da quel lontano 5 dicembre del 1989 quando il celebre fisico, uno del Ragazzi di via Panisperna, lasciò basita la comunità scientifica internazionale.

L’avevo incontrato qualche mese prima. Ero stato a casa sua, ai Parioli, e poi nel suo ufficio all’Istituto di Fisica dell’Università La Sapienza. Negli anni precedenti avevo avuto il piacere di seguire alcune sue lezioni nell’aula che ora porta il suo nome.

Parlammo di un po’ di tutto: delle scoperte della Fisica moderna, dell’ultima notizia di quell’anno, ovvero della fusione fredda, dell’energia che poteva risultare dalla fusione nucleare controllata, ma soprattutto Amaldi disse cose interessanti su uno dei personaggi più controversi della scienza:  Ettore Majorana.

Ecco di seguito l’intera intervista riportata dal quotidiano Il Tempo il 6 dicembre 1989, Terza Pagina (pag.3) firmata dal sottoscritto

Roma, 6 dicembre 1989 – E’ morto improvvisamente ieri a Roma, all’età di 81 anni, Edoardo Amaldi, uno dei grandi padri della Fisica contemporanea. Amaldi si è sentito male all’Accademia dei Lincei, di cui era presidente da poco più di un anno. Nato nel 1908 a Carpaneto Fiorentino (errore: era nato a Carpaneto Piacentino, ndr), era stato allievo di Enrico Fermi, col quale aveva incominciato le ricerche (nel celebre laboratorio di via Panisperna), allora pioneristiche, nella fisica nucleare e soprattutto nella radioattività artificiale provocata dai neutroni.

Nel 1937, mentre il regime fascista decimava la scuola di fisica con le persecuzioni razziali, Amaldi diventava professore a Roma mantenendo alto l’insegnamento di Fermi, anche dopo la partenza di quest’ultimo per gli Usa.

Nel dopoguerra si era battuto perché il nostro Paese ritornasse sul proscenio mondiale della ricerca, partecipando poi, con la passione che animava il suo carattere, all’acceso dibattito sulle più importanti istituzioni, da quello che poi fu il Cern di Ginevra (che aveva contribuito a formare, e di cui fu segretario nel dal 1952 al 1954), all’Euroatom, all’Enea.

Il suo punto di riferimento, crogiuolo(?) nel quale si infervorava, era sempre rimasta la facoltà di Fisica dell’Università di Roma da cui sono passati, prima come allievi, poi come insegnanti, i maggiori ingegni della nostra fisica. Amaldi, dunque, ha insegnato fino al 1978, rimanendo attivamente inserito nell’equipe dei docenti. La notizia della sua scomparsa ha raggiunto immediatamente le sedi scientifiche e politiche in Italia e all’estero, suscitando profonda impressione e sincero cordoglio per la perdita dell’uomo e dello scienziato.

L’ultima intervista

La sua ultima intervista, poco tempo fa all’Istituto di Fisica dell’Università. Più che il cronista, lo scienziato accoglie un suo ex studente ed è forse per questo che il ghiaccio si scioglie subito.

Amaldi ha ottantuno anni ed è uno dei padri più insigni della Fisica italiana. E’ lo scienziato che è stato sempre presente con estrema vitalità al suo lavoro di fisico. Presidente dell’Accademia dei Lincei, il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Enrico Fermi, alla rinascita della fisica italiana e al cosiddetto preludio della fissione nucleare.

Primo argomento l’epopea dei Ragazzi di via Panisperna, la via dove sorgeva l’istituto di Fisica diventato famoso dopo l’esperimento della vasca dei pesci rossi. Le vicende di quel periodo non hanno affascinato solamente generazioni di scienziati, ma anche letterati, scrittori e registi.

Secondo lei, perchè?

«L’epoca di via Panisperna è spesso stata oggetto di una smania rievocativa che non sempre ha ricostruito fedelmente la situazioni-, esordisce il professore-. Il più delle volte si è assistito a rielaborazioni più o meno soggettive, tese ad avvalorare situazioni poco verosimili».

Il caso Majorana ad esempio?

«Non c’è dubbio che il giovane scienziato fosse dotato di una notevole intelligenza –continua Amaldi- ma le ipotesi fino ad ora formulate da film e libri mi sembrano piuttosto immaginifiche».

C’è da dire infatti che in queste opere spesso viene associato il nome di Majorana alla scoperta alla bomba atomica, almeno dal punto di vista precognitivo.

Così puntualizza Amaldi.

«I neutroni vennero scoperti nel 1932. Nel 1934, a Parigi, si intuì che si potevano produrre dei corpi radioattivi usando come proiettili le particelle alfa. Dopo poco tempo Fermi pensò che era possibile fare di meglio, utilizzando non particelle alfa ma neutroni. Fu solo nel 1939, a Berlino, che si intuì la possibilità di utilizzare l’energia emessa dalla fissione nucleare. Ettore Majorana scomparve agli inizi del 1938 (26 marzo del 1938, ndr) e per quanto mi è dato di sapere i suoi studi sul nucleo atomico risalivano al 1933».

Ma la vera ragione per cui abbiamo voluto incontrare lo scienziato, riguarda la controversa questione di Fleischmann e Pons (la cosiddetta Fusione fredda tanto in auge in quegli anni, ndr).

Che cosa ne pensa, professore, della fusione fredda?

«Le idee che ho oggi, e non è detto che siano giuste, mi portano a nutrire dei dubbi sull’esperienza dei due americani. Se queste domande me le avesse rivolte qualche anno fa, Le avrei risposto con più ottimismo. Oggi qualche dubbio sulla reale consistenza degli esperimenti dei due ricercatori è venuto anche a me. Sono un po’ incerto, aspetto di vedere quello che succederà».

Dunque non siamo di fronte a una nuova rivoluzione scientifica?

«Per fare delle affermazioni definitive bisognerà aspettare. La Fisica è fatta di continue prove, se il fenomeno è vero, deve per forza venir fuori e debbono osservarlo un po’ tutti. Siamo ancora in una fase intermedia. Per capire qualcosa bisognerà aspettare molto».

Pensa anche lei che Fleischmann e Pons siano due incompetenti?

«Chi ha definito così i due ricercatori ha senza dubbio esagerato. Fleischmann nel suo campo, è una persona molto stimata e trovo antipatico accusare tanto violentemente due seri scienziati».

Allora professore, a quando l’energia da Fusione fredda?

«La strada maestra è già stata tracciata. Nel 2040 o nel 2050 ci sarà molto probabilmente la fusione nucleare calda e spero che Lei ne potrà godere i frutti. Io di sicuro non ci sarò più».

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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