I russi e il supertelescopio di 60 metri

La prendo un po’ alla larga perchè la rivoluzione cominciò nel 1609.

«Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna».

Testo e musica di Galileo Galilei, colui che oltre quattro secoli fa ci aprì la finestra sull’Universo grazie all’invenzione di alcuni occhialai olandesi.

Prima la Luna, poi i  grandi satelliti di Giove (definiti appunto galileiani), stelle e oggetti celesti vari. Con il suo piccolo cannocchialòe rifrattore, Galileo osservò il Cosmo come mai nessuno lo aveva visto prima.

Ma tali visioni, ci racconta la storia, gli procurarono qualche «problemuccio» per così dire. Ma lo scienziato pisano ci serve solo per parlare dei telescopi, quegli strumenti che ci hanno avvicinato alle stelle.

Una volta c’erano quelli di Yerkes, Monte Palomar e Mount Wilson, naturalmente tutti collocati negli Stati Uniti. Sembravano già allora telescopi enormi, giganteschi che non potevano essere mai superati. Poi la tecnologia, come in tutti i campi, è andata avanti e quegli specchi  di 5 metri si sono sempre di più dilatati.

In gara entrarono i russi, che fecero il loro ingresso nella disputa a metà anni ’70 con il Bta (Big telescope altazimuth), realizzato sul Mount Pastukhov nella catena del Caucaso. Un colosso con uno specchio del diametro di oltre 6 metri.

Da allora le lenti, o meglio gli specchi, continuano ad estendersi sempre di più come nel caso del Vlt (Very large telescope) ubicato dall’Eso (European Southern Observatory) nel deserto di Atacama, in Cile.  Quattro ciclopi da 8 metri di diametro ciascuno che possono funzionare anche come un unico grande occhio.

E poi ancora Lbt (Large binocular telescope), una specie di binocolone con due specchi da 8,4 metri che si trova in Arizona.

Ma nulla sembra fermare gli astronomi e la tecnologia e, senza entrare in merito ai telescopi in orbita (Hubble, Spitzer, Webb di cui parleremo in un altro post), sempre l’Eso sta pianificando E-ELT (European Extremely Large Telescope): il più grande telescopio al mondo, un mostro con un diametro di almeno 42 metri.

Finalmente è finita direte voi. E invece no.

L’ultima sfida arriva, ancora una volta, dalla Russia dove il rettore dell’Università Statale di Mosca, Viktor Sadovnichy, avrebbe annunciato la realizzazione di un titano di oltre 60 metri.

Secondo le prime indiscrezioni dovrebbe essere costruito alle Isole Canarie e vedrebbe la partecipazione, oltre che della Russia, anche di Spagna, Svizzera e Germania. Costo del colosso circa 2 o 3 miliardi di euro con operatività tra 20-25 anni. Staremo a vedere.

Giusto per curiosità, sapete quanto era grande la lente del rifrattore di Galileo Galilei?  37 millimetri e aveva ben 20 ingrandimenti!

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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