Scoperta di Hubble: sotto una luna di Giove c’è un oceano salato

Su Ganimede, la luna più grande del nostro Sistema Solare, c’è un oceano sotterraneo salato che contiene più acqua di tutta quella racchiusa sulla superficie terrestre. E’ questa l’ultima rivelazione di Hubble, il telescopio spaziale che il prossimo 24 aprile compirà i suoi 25 anni in orbita. La scoperta è stata annunciata nel corso di una teleconferenza organizzata dalla Nasa a cui hanno preso parte Jim Green, direttore del Planetary Science della Nasa (quartier generale di Washington); Joachim Saur, professore di geofisica dell’Università di Colonia (Germania); Jennifer Wiseman, responsabile scientifico dell’Hubble space telescope e Heidi Hammel, vice presidente dell’Associazione di Università per la ricerca in Astronomia.

Gli scienziati stimano che il mare è di circa 100 chilometri di spessore ed è sepolto sotto 150 chilometri di crosta, soprattutto ghiaccio.

IN ORBITA DA 25 ANNI

«Questa scoperta segna una tappa significativa ed evidenzia ciò che solo Hubble può compiere -ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore aggiunto del Science Mission Directorate della NASA-. Nei suoi 25 anni di orbita, Hubble ha compiuto molte ricerche e ci ha rivelato tanti aspetti sconosciuti nel nostra Sistema Solare. Ora l’esistenza di un oceano in profondità sotto la crosta ghiacciata di Ganimede apre ulteriori possibilità interessanti per la ricerca della vita oltre la Terra».

Identificare l’acqua liquida nel cosmo, infatti, è cruciale nella ricerca di mondi abitabili oltre il nostro, e la scoperta del telescopio spaziale riveste una importanza fondamentale.

L’IDEA DELLO SCIENZIATO TEDESCO

Ad avere l’idea di utilizzare Hubble per conoscere meglio l’interno della più grande Luna di Giove, è stato un team di scienziati guidati da Joachim Saur dell’Università tedesca di Colonia.

«La mia mente è sempre stata tempestata dal fatto di come si potesse usare un telescopio in modi diversi da quelli usuali -ha detto proprio Saur-. Si potrebbe usare un telescopio per guardare all’interno di un corpo planetario? Tra una riflessione e l’altra ho subito pensato alle aurore. Certo perchè le aurore sono controllate dal campo magnetico. Se si osservano le aurore in modo appropriato è possibile capire qualcosa sul campo magnetico. Se poi si conosce quest’ultimo si può venire a conoscenza di quello che c’è all’interno di un corpo celeste, come in questo caso Ganimede».

I PRIMI SOSPETTI NEGLI ANNI ’70

Il sospetto che su Ganimede ci fosse acqua salata si ebbe già ai primi degli anni settanta. Poi nel 2002, la missione Galileo della Nasa, fornì altri interessanti dati che rafforzarono i primi sospetti attraverso le misurazioni del campo magnetico. Ma queste avevano dei limiti, limiti che sembrano essere stati superati dalle recenti osservazioni in luce ultravioletta realizzate con il telescopio spaziale al di sopra dell’atmosfera terrestre.

LA MISSIONE JUICE DELL’ESA

E allora nell’oceano sotterraneo di Ganimede c’è vita? C’è qualcosa che possa far pensare ad organismi primordiali?

Per la risposta dobbiamo attendere gli esiti della missione JUICE (JUpiter ICy moon Explorer) dell’Esa che ha proprio lo scopo di esplorare il sistema Gioviano, soprattutto le sue lune più interessanti: Ganimede, Europa e Callisto. Data di partenza della missione il 2022.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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