Rosetta, il gran finale sulla cometa 67P

Si avvicinerà alla cometa a passo d’uomo, ad una velocità tra i 30 e 90 centimetri al secondo, più o meno un chilometro all’ora. Ma se Rosetta, la sonda lanciata dall’Esa il 2 marzo del 2004, sopravviverà all’impatto, lo sapremo solo dopo quaranta minuti. Questo il tempo necessario della comunicazione per coprire l’attuale distanza tra la Terra e il corpo celeste.

“L’accometaggio”, se così si può chiamare, è previsto per venerdì 30 alle 12.40 ora italiana. Ma secondo numerosi ricercatori sembra proprio che l’incontro tra il velivolo terrestre e la superficie dell’oggetto celeste si trasformi in un impatto rovinoso in quanto la sonda dell’Esa non possiede un meccanismo, a differenza del robotino Philae, in grado di garantire un “attracco” sicuro  alla superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Traiettoria e tempi di avvicinamento già programmati e l’Esa ha pure stabilito il luogo di contatto. Si chiama Ma’at ed è localizzato sul più piccolo dei due lobi della 67P. Ecco dove seguire tutte le fasi dell’avvicinamento: qui  e qui.

(Il video dell’Esa che illustra l’ultimo viaggio di Rosetta)

LA PRIMA IDEA RISALE AGLI ANNI ’70
La missione è stata pensata già alla fine degli anni ’70, dopo la fase di approfondimento è stata finanziata e messa in cantiere nel novembre del 1993 dal Comitato del programma Scienza dell’ESA. All’inizio l’obiettivo della missione non era la cometa 67P / Churyumov-Gerasimenko, bensì la cometa 46P/Wirtanen. Quest’ultima potrà essere visibile ad occhio nudo fra circa due anni. Sarà infatti il regalo del Natale  2018. Mentre la cometa per antonomasia, ovvero la Halley, considerando la sua orbita intorno al Sole ogni 76 anni, apparirà nel cielo notturno nel 2062. Tornando a Rosetta va ricordato che per compiere il suo lungo viaggio, la sonda si è avvalsa di ben quattro assist gravitazionali: uno da Marte e tre dalla Terra. Nel suo peregrinare ha sorvolato da vicino gli asteroidi 2867 šteins (nel 2008) e 21 Lutetia (nel 2010).


(L’area dell’«accometaggio»)

TRAGUARDI E  SUCCESSI
Nel corso della missione verso la cometa, Rosetta ha raggiunto una serie di importanti traguardi. Soprattutto si è trattato di una missione che ha rivoluzionato la  conoscenza delle comete. «Ora sappiamo essere degli oggetti molto complessi dal punto di vista geologico con un’incredibile struttura -è stato il commento di Marco Fulle, ricercatore presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste e autore dello studio Unexpected and significant findings in comet 67P/Churyumov–Gerasimenko: an interdisciplinary view. Solo negli ultimi mesi i pezzi del puzzle sono andati al loro posto senza difficoltà, e passo dopo passo sta diventando sempre più chiaro quali tra i nostri risultati sono quelli chiave per decifrare la “stele di Rosetta” abbiamo tra le mani».

MESSENGER E MERCURIO, L’ALTRO SCHIANTO
Nell’aprile del 2015 la sonda  Messenger (’acronimo di MErcury Surface, Space Environment, geochimica, and Ranging), protagonista della prima missione spaziale progettata per orbitare intorno al pianeta più vicino al Sole, si schiantò sulla superficie del pianeta più vicino alla nostra stella ad una velocità di 3,91 chilometri al secondo, circa 14 mila chilometri all’ora. L’impatto provocò un cratere di 16 metri di larghezza. Il “botto spaziale” avvenne sul lato nascosto e quindi non fu osservabile dai telescopi sulla Terra. Mercurio però non sarà dimenticato, la prossima tappa sarà a cura di Giappone ed Europa. Si tratta della missione Bepi-Colombo che partirà nel 2017 e che dopo sette anni, nel 2024, sarà in grado di posizionare due veicoli spaziali in orbita intorno al pianeta più vicino al Sole.


(La traiettoria verso la cometa)

FONDAMENTALE L’APPORTO ITALIANO
Ancora una volta l’Italia protagonista di una missione spaziale importante. «La sonda Rosetta, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è frutto anche della capacità industriale di Leonardo -si legge proprio in una nota di LeonardoFinmeccanica- che ha gestito la progettazione e la realizzazione degli strumenti scientifici sviluppati con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università Parthenope di Napoli, Politecnico di Milano e università di Padova-CISAS». Leonardo ha  realizzato il sensore di assetto stellare A-STR, che ha consentito alla sonda di orientarsi nello spazio e puntare la sua antenna per inviare i segnali sulla Terra. La telecamera di navigazione (NAVCAM) di Leonardo ha rilevato immagini ad alta risoluzione durante i passaggi dagli asteroidi Steins e Lutetia e ha guidato Rosetta fino alla cometa. «Leonardo -continua la nota- ha anche realizzato lo strumento GIADA – Grain Impact Analyser and Dust Accumulator – un analizzatore delle polveri e delle particelle nella chioma della cometa che ne ha misurato le proprietà fisiche e dinamiche, la relazione fra gas e materia granulosa e la velocità delle particelle; con lo strumento VIRTIS – Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer – per l’osservazione e determinazione della composizione delle sostanze che compongono il nucleo della cometa, che ha permesso ai ricercatori impegnati nella missione la scoperta, tra le altre cose, dell’esistenza di un ciclo dell’acqua di cui si ignorava l’esistenza».

TECNOLOGIA ANCHE PER PHILAE
Tanto per gradire l’azienda tricolore ha equipaggiato il lander Philae con la trivella Sample Drill & Distribution (SD2) – realizzata sotto il coordinamento scientifico del Politecnico di Milano – che a novembre 2014, per la prima volta nella storia dell’umanità, ha funzionato su una cometa provando a perforarne la superficie. Infine, sia la sonda Rosetta sia il lander Philae sono equipaggiati con i pannelli solari di Leonardo. Quelli della sonda sono tuttora il più grande impianto fotovoltaico spaziale funzionante su una missione interplanetaria. Non vanno poi dimenticati Telespazio (joint venture tra Leonardo e Thales) che ha contribuito allo sviluppo di elementi chiave del segmento di terra della missione e dei sistemi di controllo e di pianificazione utilizzati per programmare le diverse attività dell’orbiter, fino al controllo a terra durante la fasi di messa in funzione di Philae. Infine, team della società hanno partecipato alle operazioni di controllo e dinamica del volo della missione».
Thales Alenia Space (joint venture tra Thales e Leonardo) ha invece fornito apparati e sistemi di telecomunicazione come il trasponditore digitale, essenziale per il collegamento tra la sonda e la Terra, e ha ricoperto un ruolo determinante nelle attività di assemblaggio, integrazione e prove della sonda.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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