I segreti di Cerere e Vesta

ROMA – E mentre gli occhi del mondo ancora non si sono ripresi dallo scontro spaziale, gli scienziati italiani già pensano all’immediato futuro. Nel maggio del prossimo anno, infatti, Asi e Nasa “spareranno” una nuova sonda nei meandri del Sistema solare per un’altra incredibile missione. Meta del viaggio due asteroidi della fascia tra Marte e Giove.«Siamo riusciti ad entrare nel progetto grazie alla nostra competenza nel settore – ammette soddisfatta Simona di Pippo dell’Agenzia spaziale italiana-, obiettivo di “Dawn mission” (missione alba, ndr), questo il nome del piano, saranno Cerere e Vesta, due pianetini molto interessanti. Sono oggetti molto antichi che potranno  fornirci informazioni sulla strutturae sull’origine del nostro sistema planetario. Una sorta di riscontro dello studio che si sta portando avanti con le comete». La “caccia” ai misteri dei freddi e silenziosi viaggiatori dello spazio non è targata esclusivamente Nasa. Dagli anni ottanta, nella competizione, sono entrati anche Europa e Giappone. Già nel 1986 l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, in collaborazione con l’Asi, avevano lanciato Giotto in direzione della cometa di Halley. La sonda riuscì nell’impresa e si avvicinò a soli 600 chilometri (596 per la precisione) dall’oggetto celeste che si presenta nelle vicinanze del nostro pianeta ogni 76 anni. Ma “Giotto” fece ancora di più  perchè, terminata la prima parte del suo compito, si diresse verso un’altra cometa, la Grigg-Skjellerup. Con altri sei anni di viaggio sul groppone, la sonda europea arrivò ad una distanza di soli 200 chilometri. Ma tra tanta  euforia c’è anche chi è critico. «Ora hanno bombardato anche una cometa – è stato il commento di Margherita Hack, che si è sempre dimostrata scettica sull’esperimento Usa -. Dal punto di vista scientifico l’interesse  è limitato, più spettacolare che altro». Intanto un altro oggetto terrestre si sta dirigendo su un’altra cometa. Si tratta di “Rosetta”, la navicella europea lanciata nel febbraio2004. Il suo percorso è lungo e tortuoso e vedrà la fine solo tra nove anni, nel 2014. Obiettivo della missione la cometa Churyumov-Gerasimenko. Tra il progetto statunitense e quello europeo esiste un solco grande quanto un universo. La macchina dell’Esa, infatti, non sparerà alcun proiettile ma resterà in orbita per circa sei mesi. La verà novità sarà rappresentata da un piccolo robot. Philae, questo il suo nome, scenderà sulla superficie del corpo celeste per effettuare analisi direttamente sul posto. Insomma, al contrario dell’approccio della cavalleria spaziale americana, quello dell’esploratore europeo sarà notevolmente più soft ed ecologico.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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