New Horizons, la sonda va in tilt: riparata da 5 miliardi di chilometri

«Houston we got a problem up here». Houston, abbiamo un problema quassù.

Lo disse il comandante dell’Apollo 13, Jim Lowell, dopo l’esplosione di un serbatoio di ossigeno a bordo della navetta spaziale diretta verso la Luna.

E purtroppo, anche se a bordo della la sonda New Horizons della Nasa, quella che viaggia in direzione di Plutone, non c’è nessuno (a parte le ceneri di Clyde Tombaugh, l’astronomo che nel 1930 scoprì l’ultimo pianeta del Sistema solare), qualcosa purtroppo non va. Ma dopo appena due giorni il guasto, a ben 5 miliardi di chilometri, è stato riparato.

«Non si ripeterà più -hanno assicurato gli ingegneri della Nasa-, la sonda prosegue il suo viaggio. Ora è appena a 9 milioni di chilometri da Plutone e il fly-by di martedì 14 sarà rispettato»

COSA ERA ACCADUTO

Sabato sera New Horizons aveva smesso di dare sue notizie. Alle 19,54 ora italiana aveva interrotto le comunicazioni con la base mandando in crisi tutto lo staff di tecnici ed ingegneri della Nasa.

Le comunicazioni erano state provvisoriamente ristabilite tramite il Deep Space Network della Nasa solo alle 21,15 nella medesima sera ma, a causa anche dell’enorme distanza della sonda (circa 4.9 miliardi di chilometri), le operazioni di recupero, che dovevano durare diversi giorni, si sono concluse in 48 ore .

«Il centro operativo della missione presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, Laurel, Maryland -si leggeva nel comunicato della Nasa-, ha perso il contatto con la navicella spaziale senza equipaggio -ma lo ha ripreso poche ore dopo , attraverso Deep Space Network della NASA. Durante questo tempo l’autopilota a bordo della navicella ha riconosciuto un problema e – come è programmato per tali situazioni – si è passati al computer di riserva inserendo la sonda spaziale in “modalità provvisoria”. Ora – proseguiva il comunicato- si tenta di ricominciare la comunicazione con la Terra per aiutare gli ingegneri a diagnosticare il problema e arisolverlo».

A causa della 9 ore necessarie per la comunicazione, e considerando che la sonda si trova a oltre 4,9 miliardi di chilometri dalla Terra, il recupero completo delle informazioni è previsto per martedì 7 luglio.

«In ogni caso -avevano concluso dalla Nasa- New Horizons sarà temporaneamente in grado di raccogliere i dati scientifici. Gli aggiornamenti di stato saranno emessi periodicamente».

OGGI LA SOLUZIONE DEI GUAI

«Gli ingegneri stanno gradualmente portando il veicolo spaziale alla normalità, ma servono un paio di giorni perché New Horizons è a quasi 5 miliardi di chilometri da noi». Questo l’ultimo dispaccio della Nasa di questa mattina

Al centro di controllo ora c’è euforia, la sonda continua il suo percorso e il fly-by (ovvero il passaggio ravvicinato) su Plutone è confermato per martedì 14. Per riparare l’anomalia ci vuole ancora un po’ di tempo. Per raggiungere la sonda sono necessarie quattro ore e mezzo in andata e altrettante per il ritorno.

NOVE ORE PER «COLLOQUIARE»

Ad ogni modo, assicurano alla Nasa, quel tipo di difetto non accadrà di nuovo. La navicella è attualmente circa 9,9 milioni di km da Plutone e viaggia a una velocità di 50 mila chilometri all’ora.

New Horizons è stato lanciato più di nove anni fa con l’obiettivo di studiare Plutone e le sue lune. Gli strumenti a bordo della sonda dovranno mappare la superficie del pianeta nano, raccogliere dati sulla sua composizione e «annusare» la sua sottile atmosfera ricca di azoto e capire di cosa è composta la sottile polvere che lo circonda.

I MISTERI

Tra i misteri che sono venuti alla luce ci sono una serie di macchie e un cerchio scuro attorno ad uno dei poli di Caronte, la luna più grande di Plutone.

Dopo il fly-by, New Horizons invierà dati sulla Terra per altri 16 mesi.

Il team della Nasa è già al lavoro per elaborare un piano per un secondo passaggio ravvicinato nei pressi dell’oggetto più lontano nella fascia di Kuiper, quell’ampio anello di materiale ghiacciato che si estende oltre l’orbita di Nettuno.

Insomma i 728 milioni dollari spesi per raggiungere l’ultima plianeta (ma sappiamo che ora non lo è più) del Sistema solare non sono stati gettati al vento. O, per restare in tema, non sono stati gettati al Cosmo.

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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