Event Horizon, mission impossible: la foto al buco nero

OBIETTIVO NUMERO 1, LA MISSIONE

Scattare una foto sino ad ora ritenuta impossibile, ovvero riprendere l’immagine del buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea.

IL COUNT DOWN
All’inizio dell’impresa, una delle iniziative più incredibili nel campo dell’osservazione radioastronomica, mancano solo pochi giorni.

NOME DELLA MISSIONE
Solo tre parole: Event Horizon Telescope (Eht).

Questi, in estrema sintesi, i punti fermi del progetto  in cui sono coinvolti ben otto potenti strumenti radio astronomici che si sono coalizzati creando una sorta di enorme radiotelescopio con un’apertura paragonabile al diametro terrestre.

L’obiettivo è quello di tentare l’osservazione di Sagittarius A* (l’asterisco sta per star, ndr), il buco nero con una massa di oltre 4 milioni di volte superiore a quella del nostro Sole che si trova al centro della Via Lattea. Al click mancano pochi giorni, il primo scatto si farà nella prima settimana del mese di aprile. Ma per lo sviluppo della “pellicola” ci vorrano mesi. Almeno un anno. Dunque per vedere la prima immagine di quell’oggetto, bisognerà attendere almeno fino al 2018. Ma il piano messo a punto dall’Eht andrà ancora oltre e tenterà di fotografare anche il buco nero al centro della galassia M87. Qui le grandezze sono ancora più esagerate: il buco nero in questione, infatti, ha  una massa enorme: circa 6 miliardi quella della nostra stella.

IL PRIMO COMMENTO
«Si tratta di un’osservazione pressochè impossibile, ma  è un progetto atteso da tanto tempo e che ci fa davvero sognare – ha detto Marcello Giroletti, dell’Ira-Inaf (Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica-. Il buco nero non emette radiazione, quindi il risultato dello scatto sarà la sua “ombra”. Chissà se riusciremo ad osservare e a comprendere cosa succede quando la materia cade all’interno di un oggetto così».
Ed è proprio questo il punto: una volta puntato verso la direzione giusta il grande radiotelescopio virtuale, che razza di immagine verrà fuori ?

I PROTAGONISTI
Il  tentativo di fotografare Sagittarius A* (questo il nome del buco nero al centro della nostra galassia) sarà realizzato da ben otto radio osservatori sparsi nel nostro pianeta tra i quali Alma ((Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), uno strumento, anzi una serie di strumenti posizionati sull’altopiano di Chajnantor nelle Ande cilene di ben 66 antenne di alta precisione. Ci sarà poi anche il South Pole Telescope, un radiotelescopio di 10 metri di diametro situato al centro dell’Antartide, presso la base Usa Amundsen-Scott. Va ricordateo che al progetto partecipano anche l’Istituto Max Planck per la Radioastronomia degli Istituti Max Planck, l’Osservatorio Nazionale Astronomico del Giappone a Mitaka, la National Science Foundation e l’Università del Massachusetts.

PARLA IL RICERCATORE ITALIANO
Ciriaco Goddi, astronomo presso l’Alma Regional Center a Leiden, in Olanda, spiega il compito di uno dei grandi radiotelescopi impegnati nella missione Eht. «Un elemento fondamentale per l’attuazione di questo progetto -dice- è proprio l’Atacama Large Millimeter Array (Alma). Si tratta del radiotelescopio più sensibile mai costruito in banda millimetrica. E’ operativo nel deserto di Atacama nelle Ande Cilene, a 5100 m sul livello del mare, il deserto più alto e secco al mondo», E ancora: «Alma  è un insieme di 50 antenne singole di 12 metri di diametro per il quale è stato sviluppato un dispositivo particolare che lo renderà equivalente ad un radiotelescopio di ben 84 metri di diametro. L’inserimento di questo “fuoriclasse” nella rete di radiotelescopi coinvolti nel progetto -conclude Goddi- consentirà un salto di qualità nelle prestazioni dell’Eht, sia in termini di risoluzione che di sensibilità, permettendo così di “mettere a fuoco” il buco nero supermassiccio al centro della nostra Via Lattea».

(Una veduta panoramica dei radiotelescopi di Alma nelle Ande cilene)

LE OSSERVAZIONI
La finestra in cui saranno effettuate le osservazione è quella tra il 5 e il 14 aprile prossimo,  cinque notti fondamentali per una missione, come già detto, ritenuta impossibile. Gli astronomi del progetto Eht  dovranno decidere a breve se far scattare la missione proprio in quei giorni. A dare il La all’impresa saranno le condizioni climatiche presenti nelm deserto di Atacama in questi giorni. Insomma calma e sangue freddo, il click sta per essere scattato.

Per approfondimenti vedi le informazioni più specialistiche dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica)

enzo.vitale@ilmessaggero.it
su Twitter @enzotvitale

written by

Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica…A volte anche a suon di note Prog

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