Banco del Mutuo Soccorso, la musica è 2.0 (L’intervista al leader Vittorio Nocenzi)

Francesco Di Giacomo riposa nella copertina di Capolinea.  Piace ricordarlo così, sereno e appisolato prima di un live.

A oltre due anni dalla scomparsa della voce del Banco del Mutuo Soccorso, la band icona del Progressive italiano torna sulle scene.

Prima la morte del cantante e poi quella del chitarrista Rodolfo Maltese. E come se non bastasse la disgrazia che ha colpito Vittorio Nocenzi, leader del gruppo. Un anno in cui è accaduto di tutto, un anno in cui il destino si è accanito sulla formazione musicale romana nata negli anni ’70.
Ma la musica del Banco ritorna più forte di prima: è «un’idea che non puoi fermare». Primo concerto sabato 16 luglio a Ponticelli di Città della Pieve, in Umbria, nell’ambito della rassegna Rock for Life.

«La morte Di Francesco e Rodolfo è una cosa che non ho accettato, anzi è una cosa che mi fa incavolare», testo e musica di Vittorio Nocenzi che spiega le motivazioni del nuovo corso.
«Sono stati due anni molto intensi -continua Nocenzi-, non nascondo che me la sono vista brutta, ma sono un combattente e mi sono sempre ribellato alle imposizioni della vita. Quindi si ricomincia un’altra volta».


(Vittorio Nocenzi e Guido Bellachioma)

Vittorio Nocenzi, bentornato fra noi, con quale formazione stavolta si presentera’ il Banco?
«Ho abbandonato l’idea del supergruppo, ho pensato fosse meglio una band discreta, composita. Insomma un gruppo classico con chitarra, batteria, voce, basso e tastiere».

Quindi?
«Quindi il sottoscritto alle tastiere, Marco Capozzi al Basso, Filippo Marcheggiani e Nico Di Già alle chitarre, Augusto Zanonzini alla batteria e Toni D’Alessio alla voce».

La voce, si fa presto dire alla voce…….., dopo Francesco Di Giacomo la scelta deve essere stata davvero ardua……
«Sì, in effetti è così. Però fu lo stesso Di Giacomo un giorno a dire che Toni poteva essere benissimo il suo successore, il suo erede e quel giorno ora è arrivato».

Non ha mai pensato a una voce femminile?
«Più che a una donna in qualche occasione, come nella rivisitazione di Darwin, ho voluto un insieme di voci, tra cui anche una femminile. Però ritengo che il Banco sia stato declinato al maschile, quindi la voce doveva essere affidata a un uomo».

Nocenzi, mi tolga una curiosità. I grandi gruppi degli anni ’70 più o meno hanno divorziato tutti, solo voi siete rimasti uniti in matrimonio….
«Sì, è vero (sorride), a noi ci ha diviso solo il destino. C’è stato sempre confronto, stima reciproca, voglia di fare e, soprattutto, una condivisione di valori. Se manca tutto ciò il crollo, le separazioni sono inevitabili».

Come in tutte le interviste non può mancare una  domanda banale,  retorica: qual è il lavoro a cui  è più affezionato?
«E cosa dovrei rispondere? Diciamo l’Omonimo, quello del Salvadanaio, sicuramente Darwin, ma forse quello a cui tengo di più è Di Terra, è stato l’album più maturo, quello più difficile ma anche il più avanzato….. Quello musicalmente più bello».

Ci sarà un tour con questa formazione?
«Vuol sapere la verità? Non ci penso lontanamente. Vediamo quello che succede. Come direbbe ogni buon allenatore, pensiamo alla prossima partita».

Ma quando scriveva le canzoni per Gabriella Ferri pensava che sarebbe arrivato sin qui?
«Ah sì, è vero. Allora avevo 16 anni e avevo scritto già una dozzina di canzoni per lei. Canzoni che in Sudamerica avevano avuto un grande successo. Poi tra una canzone e l’altra, un giorno il padre di Gabriella mi dice: “Ti presento alla Rca per fare un provino, però servirebbe un gruppo: rimedialo”».

E poi cosa accadde?
«Accadde che io il gruppo non ce l’avevo, ma dissi lo stesso di sì. Così in fretta in furia chiamai mio fratello Gianni e un’altra coppia di musicisti di Ariccia, ci presentammo alla Rca, mi pare fosse il 1969…».

E come andò a finire?
«Andò a finire che registrammo un album, si chiamava Donna Plautilla, cantavo io, ma non uscì mai sul mercato. Prima di vedere la luce sono passati venti anni, era il 1989, ma il Banco ormai ne aveva  già fatte tante….».

E così l’idea che non si può fermare procede…….

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Giornalista del Messaggero.. vago tra cieli e cultura scientifica...A volte anche a suon di note Prog
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